giovedì 29 luglio 2010
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Una democrazia debole

La ''giornata del silenzio per la stampa italiana'' ha lo scopo di denunciare il bavaglio che il sistema dell'informazione rischia, in caso di approvazionen definitiva del decreto. Dalla lettura dell'ultima versione del disegno di legge, approvato al Senato, non si può che avere un sussulto:  "È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari".

Bastano questi due comma per affossare qualunque diritto di cronaca
. Questo è un Paese in cui l'opinione pubblica si forma per il 90 per cento attraverso la televisione controllata da un uomo che è anche il presidente del Consiglio. Con il disegno di legge presentato dal ministro della Giustizia Alfano, l'opinione pubblica viene privata di informazioni fondamentali sul livello della corruzione in questo Paese. Il "manovratore" non vuole essere contraddetto e disturbato. Non si tratta di essere di destra o di sinistra: contano i valori fondamentali di uno Stato liberale ridotto a dependance di un gruppo di potere.

Postato il 08 luglio 2010 alle ore 15.58 in attualità | Commenti (0) |

I padroni del cibo

 Più o meno la metà degli alimenti acquistati dagli italiani è anonima perché  per molti prodotti non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e spesso vengono spacciati come Made in Italy con il rischio di frodi. Lo denuncia la Coldiretti sottolineando come l'importazione di "mozzarella blu" dalla Germania "è solo la punta di un iceberg di traffici alle frontiere spesso fondati sulla mancanza di trasparenza che favoriscono anche le contraffazioni". L'inganno del falso Made in Italy - denuncia la Coldiretti - riguarda due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori oltre che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle.

Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell'informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare con l'etichetta che è anonima per circa la metà della spesa: dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta".  I cittadini si chiederanno perché non si riesca a imporre l'etichetta di origine per tutti i prodotti alimentari, in modo che i consumatori siano in grado di individuare le materie prime che provengono dai nostri campi. La ragione di questa mancanza di trasparenza è l'opposizione della grande industria agroalimentare italiana che non ha alcun interesse ad accettare l'etichetta made in Italy o comunque una etichetta di orgine, perché non potrebbe più spacciare tanti prodotti che di italiano hanno solo l'apparenza. Ma il cittadino ha tutto il diritto di sapere se la bresaola è fatta con carne italiana o brasiliana oppure se il provolone è ottenuto partendo da nostro latte o da quello che arriva dalla Germania, tanto per fare due esempi concreti.

Postato il 20 giugno 2010 alle ore 18.45 in attualità | Commenti (0) |

Le mani nelle tasche degli italiani

Bruxelles insiste: il Governo italiano deve equiparare il prima possibile l'età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione a quella degli uomini, portandola a 65 anni. Pena un potenziale conflitto con l'Ue.  Intanto le finestre di uscita dal mondo del lavoro sono state spostate di un anno dalla manovra economica da poco varata dal Governo. E’ evidente che il conto della crisi l’esecutivo la sta facendo pagare a chi dispone di un reddito fisso, ai lavoratori, ai pensionati. Insomma, i cittadini onesti che hanno lavorato e pagato le tasse sono ora spremuti come limoni per evitare di finire come la Grecia. I fatti sono sotto gli occhi di tutti, ma vale la pena sottolinearli: lo Stato è debitore nei confronti del pensionato.

I debiti si saldano alla scadenza. Invece, in questo caso, il creditore-cittadino vede d’autorità sfumare la scadenza della riscossione della sua pensione e senza neanche avere un minimo di risarcimento del danno. Lo Stato non paga gli “interessi di mora”.  Abbiamo avuto negli anni varie riforme del nostro sistema previdenziale e gli effetti dell’ultimo intervento normativo si vedranno solo fra alcuni anni. E non sono senza conseguenze indolori. Già i lavoratori  stanno pagando e pagheranno un conto salato. Evidentemente, con l’ultima manovra, è stato più semplice mettere le mani in tasca ai soliti noti piuttosto che aggredire le rendite finanziarie e l’evasione fiscale, tra le più alte in Europa.  

Postato il 08 giugno 2010 alle ore 14.18 in attualità | Commenti (0) |

Brava Emma

 

Il bilancio della crisi economica è «pesantissimo». Questa volta a dirlo non è il sindacalista di turno ma Emma Marcegaglia, presidente degli industriali italiani. A farne le spese sono le famiglie italiane. Rispetto ai picchi del primo trimestre 2008, la perdita è «di quasi sette punti di Pil e oltre 700mila posti di lavoro». Non solo: «Il ricorso alla cassa integrazione guadagni è aumentato di sei volte». Male anche la produzione industriale, «crollata del 25%, tornando ai livelli di fine 1985: cento trimestri bruciati. In alcuni settori l’attività produttiva si è dimezzata». Un grido d’allarme che giunge all'indomani della presentazione, da parte del premier Silvio Berlusconi e del ministro Giulio Tremonti, della manovra correttiva da 24 miliardi. Ed è come se il gioco illusionistico del facile ottimismo sia improvvisamente crollato come un castello di carte.

 “Il governo continua a ripetere che il nostro mercato del lavoro ha reagito meglio che in altri paesi alla recessione”, dice polemicamente l’economista Tito Boeri. Ma è proprio l’Istat il 26 maggio, nel Rapporto annuale sulla situazione del Paese, a non nascondere un certo allarme. L’Istituto di Statistica dice che per il secondo anno consecutivo aumentano i disoccupati (15 per cento, pari a 253 mila unità), che giungono a quasi due milioni e risultano ancora in crescita nei primi tre mesi del 2010. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (25,4 per cento) è più del triplo di quello totale (7,8 per cento) e più elevato di quello europeo (19,8 per cento). La crescita della disoccupazione riguarda soprattutto il Nord (37,0 per cento) e il Centro (18,9 per cento), mentre è limitata nel Mezzogiorno (1,4 per cento), sebbene circa metà delle persone in cerca di occupazione risieda proprio nelle regioni meridionali. Ma ecco il dato che più si avvicina a quello citato dal presidente di Confindustria: nel 2009, la diminuzione del numero degli occupati è stata di 527 mila unità. Un dato contestato da Boeri che parla di “802.128 posti di lavoro distrutti dall’inizio della recessione”. E aggiunge che ciò che ha reso così pesante finora il conto è “il crescente dualismo del nostro mercato del lavoro.

Il numero di posti di lavoro con contratti a tempo indeterminato è addirittura leggermente cresciuto dall’inizio della recessione, mentre i posti di lavoro a tempo determinato sono diminuiti dell’11 per cento”. E ancora, l’economista afferma che “tra le maglie del parasubordinato le perdite sono state ancora più forti: -16 per cento i collaboratori coordinati a progetto, quasi uno su cinque ha perso il lavoro”. Il calo dell’occupazione italiana, inoltre, riguarda soprattutto le professioni qualificate e tecniche, mentre la crescita di quella straniera interessa in otto casi su dieci le professioni non qualificate. Di conseguenza, tra il 2008 e il 2009 crescono le famiglie in forte difficoltà e indifese nel far fronte a spese impreviste (dal 32 al 33,4 per cento in media), quelle in arretrato col pagamento di debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 13,6 per cento di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,4 per cento).

Postato il 27 maggio 2010 alle ore 14.07 in attualità | Commenti (0) |

Santoro, Santoro... stattene buono

L'Usigrai non firmerà transazioni relative alla questione Santoro.

 «L'Usigrai non firmerà transazioni relative alla questione Santoro. A chi e perché conviene pagare di più per meno prestazioni?». È quanto si chiede giustamente il segretario del sindacato dei giornalisti Rai, Carlo Verna. «L'accordo raggiunto va illustrato nei dettagli - sostiene Verna in una nota - la vicenda esige la massima trasparenza nel rispetto degli utenti i cui diritti sono in gioco e dei lavoratori della Rai. Un incentivo all'esodo accompagnato da un accordo commerciale è cosa piuttosto singolare, da spiegare bene. C'è stanchezza per il pressing censorio, che ha avuto punte clamorose negli ultimi mesi? C'è un interesse di Santoro a essere pagato meglio? Le due cose si saldano a danno della collettività? È questa l'occasione giusta per chiedere anche di conoscere tutti i dettagli dell'intesa, pure chiacchierata, dei mesi scorsi con Bruno Vespa e di quella delle ultime settimane con Giovanni Minoli».
Santoro, capopopolo per mestiere (e soldi), te ne vai lasciando l'amaro in bocca agli ignari "utenti" che pagano il canone malgrado tutto. Ora stattene buono. Anche un capopopolo, a ancor di più se pagato profumatamente, può concedersi il lusso di  scivolare nel limbo della pensione. Gli utenti te ne saranno grati.

Postato il 20 maggio 2010 alle ore 15.15 in attualità | Commenti (0) |

La svolta autoritaria

Chiunque riveli notizie su atti del processo coperti da segreto rischia il carcere

Chiunque riveli notizie su atti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a 6 anni. Stessa condanna per il giornalista. È quanto prevede la norma del disegno di legge  intercettazioni approvata dalla commissione Giustizia del Senato che ha dato il via libera a una serie di punti caldi del testo. Previsto il carcere da 6 mesi a tre anni per chi pubblica intercettazioni di cui sia stata ordinata ladistruzione. Ok al cosiddetto emendamento D'Addario: stop alle registazioni senza consenso.

Finalmente il Governo ha ottenuto la sua vendetta: non sapremo più nulla di casi simili a quello di Scajola o di altre nefandezze che, anche quando non costituiscono reato, toccano il decoro di ogni persona, figuriamoci se poi il protagonista è un uomo di Governo. Da questo momento il nostro cessa di essere un Paese veramente libero per scivolare in fondo alla classifica di quelle nazioni che vantano con noi il primato di essere tra le più corrotte del pianeta. E forse non è un caso che ci sia questa consonanza negativa tra la limitazione della libertà di stampa e la corruzione di una classe dirigente e politica da operetta.

Postato il 19 maggio 2010 alle ore 12.15 in attualità | Commenti (0) |

I nonni che non vogliono invecchiare

Dopo i ragazzini insoddisfatti del loro aspetto e gli adulti Peter Pan, ora sono i nonni a non accettare più l'invecchiamento e voler cancellare i segni implacabili del tempo che passa. Negli ultimi anni è aumentato costantemente il numero di richieste di interventi di chirurgia e medicina estetica da parte della terza età, con un boom sorprendente anche negli over70, sia uomini sia donne. A tracciare questa nuova fotografia dalla vanità italica è la Società italiana di medicina estetica (Sime), riunita a Roma per il suo XXXI congresso nazionale.

"Se fino a 10-15 anni fa il 60% delle persone che ricorrevano a trattamenti di chirurgia e medicina estetica aveva tra i 30 e i 50 anni - spiega Nicolò Scuderi, professore di chirurgia plastica e ricostruttiva presso la Sapienza -, ora l'età media si è spostata a 50 anni, con un 8% circa di over 70enni, sia uomini che donne". In sostanza c'é stato un vero e proprio cambiamento dell'età dei pazienti. "Ora le fasce più consistenti - continua Scuderi - sono quelle comprese tra i 20 e 30 anni, tra i 40 e i 60 e dopo i 70 anni". Gli interventi richiesti cambiano a seconda dell'età: se i giovani non si accettano e vogliono cancellare i loro difetti, rifacendosi il naso, il seno o togliendo il grasso in eccesso con la liposuzione, a 40-60 anni invece si vuole ringiovanire, con interventi di lifting, blefaroplastiche, liposuzioni e chirurgia sul seno divenuto cadente. "A 70 anni invece - aggiunge Emanuele Bartoletti, segretario della Sime - la richiesta è di cure antiaging con filler, blafaroplastiche e botulino.

Anche se non manca, soprattutto tra quelli che arrivano con un fisico e una forma invidiabile, chi chiede addominoplastiche e liposuzioni. Il difficile da far capire a questi pazienti è che non si può cancellare del tutto l'invecchiamento e le rughe. Gli interventi che si possono fare devono sembrare il più naturale possibile, in modo da far portare bene la propria età". Già, ma rimane il sospetto che si voglia a tutti i costi nascondere la vecchiaia, come se un mondo sempre più longevo debba a ogni costo essere un mondo a misura di un estetica giovanilistica.

Postato il 09 maggio 2010 alle ore 18.15 in attualità | Commenti (0) |

Se la folla applaude il boss

«Agli applausi nei confronti del latitante arrestato c'è stata subito una pronta reazione della città di Reggio Calabria, tanto che ieri sera si è svolta una manifestazione in favore delle forze dell'ordine e della magistratura». È quanto ha detto il direttore dell'Ufficio comunicazione sociali della Curia Arcivescovile di Reggio Calabria, don Antonino Denisi. «E ci fa piacere - ha aggiunto - che la città reagisca con immediatezza e con prontezza. I promotori del comitato spontaneo "Reggio non Tace" sono esponenti di una comunità laicale religiosa e abbiamo subito saputo che si stava organizzando la manifestazione che ha avuto un buon successo. È stata espressa solidarietà convinta alle forze dell'ordine e alla magistratura».
«Io comunque non sopravvaluterei - ha proseguito don Denisi - questa vicenda degli applausi a Tegano, perché credo che rientrano nel pittoresco dei reggini che in qualche occasione amano questo genere di cose. E poi ad applaudire non sono stati certo i cittadini, ma solo i familiari del latitante arrestato. Queste operazioni delle forze dell'ordine ci fanno piacere perché vuol dire che lo Stato è presente sul territorio».
Caro don Denisi, sono molto contento che la città abbia reagito a quella manifestazione di aperta mafiosità applaudendo uno dei più pericolosi latitanti catturato dopo lunghe indagini e un forte impegno della forze dell'ordine. Tuttavia, al suo posto avrei evitato di tirar fuori l'aggettivo "pittoresco", quasi a voler scusare i reggini che hanno tifato per il boss. Se da una parte c'è la società civile che reagisce al virus della mafia, dall'altra c'è ancora una parte della popolazione che coltiva sentimenti e valori che sono l'opposto della legalità. Questa gente costituisce l'humus ideale per ogni tipo di mafia. Sarà gente pittoresca ma anche pericolosamente border line.

Postato il 28 aprile 2010 alle ore 18.11 in attualità | Commenti (0) |

Ma che cosa mangiamo?

L'Italia è il primo Paese nell'Unione europea ''per numero di allerta, di notifiche su prodotti alimentari non conformi alle regole di sicurezza''. A spiegarlo è Silvio Borrello, direttore generale della Sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero delle Salute, nel corso del convegno "Globalizzazione e malattie croniche" presso l'Istituto superiore di sanità.

Il livello dei controlli è molto alto, anche perché, ci rassicura Borrello, il nostro Paese importa dall'estero circa ''il 70% del suo fabbisogno di pesce e lo stesso avviene per i cereali''. Per quel che riguarda i prodotti vegetali, i primi tre Paesi per numero di problemi o irregolarità riscontrate dall'Italia ''sono Cina, Turchia e Stati Uniti per la presenza di micotossine'' (funghi tossici microscopici. I consumatori devono infine essere educati al ''consumo di alimenti etnici, scelti da 1 italiano su 3. Se si mangia del pesce crudo - conclude Borrello - dobbiamo pensare che può essere il veicolo di alcune malattie, magari per la presenza di alcuni parassiti o batteri se non vi è una corretta conservazione degli alimenti''.

Postato il 09 aprile 2010 alle ore 14.58 in attualità | Commenti (0) |

Ubriachi alla guida

E' l'ennesimo incidente causato dall'abuso di alcol. Questa volta senza gravi conseguenze

Ubriaco, alla guida di una Mercedes, ha travolto una Citroen con a bordo una famiglia composta da padre, madre e i due figli di 12 e 7 anni. Medicati all'ospedale di Palestrina, le loro ferite sono state giudicate guaribili in 10 giorni. L'automobilista, un operaio romeno di 39 anni, è fuggito, ma poco dopo è stato arrestato dai carabinieri per guida in stato di ebbrezza e omissione di soccorso. E' accaduto la scorsa notte a Zagarolo, in provincia di Roma.

E' l'ennesimo incidente causato dall'abuso di alcol. Questa volta per fortuna le conseguenze non sono state gravi. Il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia invita a guardare con attenzione le statistiche sugli incidenti: solo il 2,09 per cento è causato da guidatori in stato d'ebbrezza, gente ben al di sopra dello 0,5, ha detto in più occasioni. Il rappresentante degli interessi dei produttori di vino aggiunge: "Non vedo perché dovrei rinunciare a bere con intelligenza e moderazione solo perché ci sono irresponsabili che si ubriacano. Come mai non si guarda con altrettanta severità alle altre cause degli incidenti? Vogliamo parlare del fumo o dei farmaci che danno sonnolenza? Degli antistaminici che migliaia di italiani prendono in primavera per combattere le allergie? O dei tranquillanti? Temo siano più pericolosi dei fatidici due bicchieri. Ma nessuno se ne è mai occupato".

Postato il 21 marzo 2010 alle ore 17.25 in attualità | Commenti (1) |

L'etica del diritto

Il presidente del Consiglio è "preoccupato" per "le reazioni di piazza che potrebbero esserci da parte del nostro popolo" sul caso delle elezioni regionali. Così viene descritto il premier da chi ha partecipato alle riunioni di ieri sera a Palazzo Grazioli. "Amarezza'', questo il sentimento che Berlusconi dice di provare, ma c'è anche la ''certezza'' di poter ''trovare una soluzione'' per ''garantire la democrazia e il diritto di voto a milioni di elettori''.

Queste dichiarazioni si commentano da sole e non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Una sola piccola annotazione: la manifestazione in programma non è spontanea ma è stata organizzata dal partito che detiene la maggioranza parlamentare e governa il Paese. Certo, è grave che alle prossime elezioni amministrative possa mancare uno schieramento che rappresenta almeno la metà degli elettori. Una soluzione politica dunque è auspicabile. Ciò che invece risulta incomprensibile è l'idea che lo Stato possa essere piegato agli interessi di parte se non addirittura personali, nel nome di un astratto e pericoloso populismo, fino al punto da sostituire all'etica del diritto una presunta etica della "gente".

Postato il 04 marzo 2010 alle ore 12.22 in attualità | Commenti (1) |

La pandemia e i vaccini non utilizzati

Via alla riconsegna dei vaccino per l'influenza A al ministero della Salute. Il richiamo delle dosi non usate riguarda tutte le Regioni. La decisione è di competenza del Coordinamento nazionale pandemia che ha constatato l'evoluzione della patologia... La Regione Toscana ha già ridato le confezioni integre di vaccini non utilizzati così come richiesto, ma pure altre Regioni sono pressoché pronte.

Che l'eccessiva enfasi sulla pandemia fosse sospetta lo avevamo pensato tutti
. Ora abbiamo la conferma con la riconsegna di milioni di dose inutilizzate al ministero che sono costate altrettanti milioni di euro e che hanno arricchito i bilanci delle case farmaceutiche. Un'informazione creata ad arte nelle divisioni marketing delle multinazionali del farmaco ha generato il panico e influenzato scelte politiche che, speriamo, non siano state "sollecitate" da qualche "ripassatina" in un beauty center...

Postato il 21 febbraio 2010 alle ore 18.31 in attualità | Commenti (1) |

Via Padova, terra di nessuno

Un piede pestato, questa sarebbe stata la causa del ferimento a morte del 19enne egiziano

Un piede pestato, questa sarebbe stata la causa del ferimento a morte del 19enne egiziano a Milano, sabato 13 febbraio. Lo hanno riferito due amici della vittima, uno che è riuscito a sfuggire all'aggressione, e un altro, che è stato lievemente ferito. La tragedia inizia tra battibecchi e poi insulti a bordo di un bus tra i nordafricani e un gruppo di sudamericani che poi avrebbero ucciso il giovane egiziano. E' evidente che il gravissimo episodio è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Via Padova, il luogo dello scontro, è una sorta di terra di nessuno, dove lo Stato si è ritirato lasciando il campo ai precari equilibri di convivenza tra varie etnie, basati spesso sulla forza.

Molti commentatori hanno sottolineato che il caos e l'illegalità di via Padova erano sotto gli occhi di tutti e gli amministratori pubblici hanno fatto finta di non vedere. La retorica sulla sicurezza e le camionette dell'esercito, esibite a Milano e altrove come deterrente contro l'illegalità, mostrano la loro fragilità di fronte al complesso fenomeno dell'immigrazione che non è stato amministrato da chi aveva il dovere di agire. A questo punto non serve il pugno di ferro e qualche retata dimostrativa. C'è da chiedersi: il Comune ha una sua politica per l'integrazione degli immigrati?

Postato il 14 febbraio 2010 alle ore 17.33 in attualità | Commenti (0) |

Continua il ballo dei tango bond

«Restano grosse riserve circa la possibilità che gli obbligazionisti possano partecipare a uno scambio i cui termini sono peggiori rispettoall'offerta del 2005. Quindi permangono le distanze con i nostri obiettivi».Questo il commento del presidente della Tfa (Task force argentina, l'organismo promosso dall'Abi, l'Associazione bancaria italiana), Nicola Stock, dopo l'incontro avvenuto qualche giorno fa con il segretario alle Finanze dell'Argentina, Hernan Lorenzino.

L'esponente del Governo argentino, in questi giorni in Italia
, ha incontrato ieri fra gli altri il vice ministro italiano Giuseppe Vegas e la Consob. «Tuttavia rilevo - ha aggiunto Stock - che il Segretario Lorenzino intenderebbe mantenere i contatti su questo importante tema». Nell'incontro, lamenta Stock, non è stato fornito alcun dettaglio sui termini del nuovo piano argentino. In questo senso Stock ha chiarito che la Tfa, che rappresenta circa 180.000 investitori italiani per circa 4,5 miliardi di dollari, porterà avanti la causa contro il Paese sudamericano presso il tribunale arbitrale Icsid istituito presso la Banca Mondiale, la cui udienza finale sulla fase giurisdizionale è prevista per il prossimo 7 aprile.

La Tfa, al di là delle dichiarazioni di Stock
, sta mostrando la sua impotenza di fronte al Paese latino americano. Ricordiamo che l'iniziativa dell'Abi è stata avviata soprattutto perché le banche italiane sono fortemente coinvolte nella vicenda dei tango bond. Sono infatti centinaia le cause avviate dai risparmiatori contro l'istituto di credito che ha piazzato i bond argentini presenti nel proprio portafogli titoli agli ignari clienti, nonostante il crack fosse nell'aria. Quando l'Abi ha promosso la Tfa, ha chiesto esplicitamente di rinunciare all'azione legale contro la banca ai clienti che avessero scelto di affidare i propri interessi all'azione della stessa Tfa. Chi vuol capire...

Postato il 30 gennaio 2010 alle ore 17.07 in attualità | Commenti (0) |

La nuova era dell'evangelizzazione

"Anche nel mondo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti, deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda”. Le parole contenute nel Messaggio di Benedetto XVI per la 44a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali offrono lo spunto per una riflessione sull'informazione ma anche sul semplice intrattenimento che corre su Internet.

Il Papa invita i sacerdoti ad assumersi la responsabilità
di essere presenti sulla Rete per rappresentare il Bene e fare emergere la presenza di Cristo perfino nei social network. Si apre dunque una una "nuova era", quella dell'evangelizzazzione del web. Il gruppo San Paolo è impegnato da anni su questo fronte, fin dall'inizio degli anni '90, quando la Società San Paolo ha lanciato il suo progetto multimediale. Il nostro compito è offrire un luogo di incontro e di informazione secondo i valori e lo spirito del Vangelo per essere vicini a tutti voi nel migliore dei modi. In questo senso, siamo aperti ai vostri suggerimenti e al vostro contributo nella speranza di poter costruire insieme una comunità viva e palpitante.

Postato il 24 gennaio 2010 alle ore 15.44 in attualità | Commenti (0) |

La pace in una sinagoga

Dopo la storica visita del Pontefice nella sinagoga di Roma, il prossimo futuro dirà se Benedetto XVI è riuscito a mitigare le incomprensioni del presente (dal perdono ai tradizionalistianti-conciliari seguaci di Marcel Lefebvre alla beatificazione di Pio XII) e a rasserenare il clima del dialogo. Di sicuro papa Ratzinger è tornato a pronunciare parole di inequivocabile condanna sulla Shoah, un «dramma sconvolgente», «il vertice di un cammino d'odio», ed ha auspicato, in uno dei passaggi più applauditi e apprezzati del suo discorso nel Tempio maggiore di Roma, che le «piaghe dell'antisemitismo siano sanate per sempre».

Parole forti pronunciate con delicatezza da un Papa tedesco che conserva in prima persona la memoria delle nefandezze del nazifascimo. Ma l'incontro nella sinagoga ha un significato che va al di là del riconoscimento dell'antisemitismo che ha serpeggiato e forse serpeggia ancora oggi tra i cattolici. Il rabbino capo Di Segni è andato oltre, guardando al futuro più che al passato. Ha evocato la responsabilità delle tre religioni abramitiche nel rispetto del Creato da preservare per le future generazioni, nel segno della pace e dell'unità di intenti, pur nel rispetto delle reciproche differenze.

Postato il 18 gennaio 2010 alle ore 09.52 in attualità | Commenti (0) |

Don Zega, un sacerdote scomodo

Don Zega mi ha assunto nell'ormai lontano 1993 dopo un breve colloquio. Sorridente e ironico volle sapere quale fosse il mio stipendio. Risposi con un certo imbarazzo. Rise e subito dopo aggiunse: "Io ti darò di più...". Non solo mi diede una cospicua aggiunta alla mia paga di base da redattore ordinario con più di 18 mesi, ma assumendomi don Zega mi ha dato molto, molto di più. Non parlo certo del prestigioso ruolo di giornalista del più diffuso settimanale familiare. Devo a don Zega il mio coinvolgimento nella grande famiglia paolina. Un gruppo editoriale portatore di un grande valore aggiunto legato alla sua specifica missione. Un valore che non è paragonabile a nessun stipendio.

Con il passare degli anni, ho avuto modo di apprezzare le grandi qualità professionali, umane e spirituali di don Zega, ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei potuto trascorrere con lui gli ultimi due anni della sua vita lavorando insieme. Ricorderò sempre il giorno della "chiusura" prima della stampa, quando don Zega dava gli ultimi ritocchi al suo editoriale cesellando ogni frase. Nei suoi scritti non c'erano mai sbavature. Trovava sempre le parole e le citazioni giuste. I suoi articoli, le risposte ai lettori erano avvicenti, non c'era mai nulla di scontato.

Quando ha dovuto lasciare, nel 1998, Famiglia Cristiana, è stato un momento doloroso. Aveva subìto un vero e proprio linciaggio mediatico spesso montato ad arte. Aveva pagato un duro prezzo per aver voluto fare di testa sua, per essere stato libero come uomo e soprattutto come prete. Ma don Zega non era un uomo avido di potere e irriverente verso le gerarchie come spesso veniva descritto anche da qualche suo confratello. A modo suo, ma sempre con intelligenza, credeva nella sua missione che per forza di cose doveva abbracciare la modernità. Uno dei ricordi più forti che conservo è il suo andare avanti e indietro ogni giorno lungo il corridoio deserto della redazione verso le 19.00, con il Breviario in mano. Completamente assorto nella sua meditazione, salutava accennando un sorriso. In quale redazione si va via così dopo una giornata di lavoro...

Postato il 06 gennaio 2010 alle ore 07.30 in attualità | Commenti (0) |

Un Natale più vero

Non so che cosa ne pensate voi: finita la sbornia dei regali, degli acquisti forzati, comincio a sentire una bella sensazione di sollievo. Se dovessi spiegare questo sentimento con una critica scontata al consumismo sfrenato sarebbe semplice, ma c’è dell’altro. Ogni anno è come se ci sfuggisse il senso profondo di un evento che ha cambiato la storia dell’umanità: la nascita di Gesù. Contribuisce un po’ tutto a celare la Grande Festa: lo sfarzo di luci e colori, la melassa di canzoncine che copre il silenzio e sono anche jungle di spot per panettoni, spumanti e altri prodotti che vanno per la maggiore.

Siamo alla fine immersi in un’atmosfera buonista. Uno sorta di sciroppo dello spirito che riempie le pance e ottunde il cervello. Tutto contribuisce a non farci cogliere il mistero del Natale. Un mistero, come ci ricorda monsignor Vincenzo Paglia, che è raccolto nelle prime parole del Prologo di Giovanni: «La Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi». Dio stesso è sceso dal cielo, ma gli uomini non l’hanno accolto. «Non c’era posto per loro», scrive Luca amaramente. Ma non è tornato in cielo; si è accontentato di una stalla, fuori dalla città, pur di restarci accanto. È incredibile che Dio venga sulla terra e accetti anche una stalla; e tuttavia quel che lascia ancor più sconvolti è che si presenti come un bambino, il più debole tra le creature. Chi mai avrebbe anche solo potuto pensarlo? Eppure il Natale è tutto qui: un Dio, fragile bambino. Tutto il resto è vacuo. Buone feste.

Postato il 26 dicembre 2009 alle ore 17.57 in attualità | Commenti (0) |

Chi vuole spaccare il Paese

Il nostro quadro politico appare avvelenato da una contrapposizione che evoca tragiche esperienze del nostro più recente passato. Una contrapposizione frontale, che difficilmente potrà produrre buoni frutti. Una forza oscura si è insinuata nelle nostre più importanti istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di spaccare il Paese, di produrre un “evento” straordinario e “catartico” che possa sconfiggere definitivamente non l’avversario politico, ma il fronte considerato nemico rispetto alla personale idea dello Stato, incentrata e incardinata sulla propria figura umana prima ancora che istituzionale. Che cosa ha a che vedere questa strategia e questa visione con il liberalismo e la libertà è tutto da discutere.

Difficile in un clima simile non pensare a un progetto satanico volto a creare disordine e disorientamento. Diavolo deriva dal greco diaballo, che letteralmente significa "gettare nel mezzo, mettere di traverso, attraversare la strada", da cui, più metaforicamente "separare, disunire, dividere, fare inciampare e cadere". La parola usata come una spada orientata a colpire, la calunnia che è sempre falsa, è anche "diabolica" o "satanica", come lo è ogni ostilità che miri a "separare", "dividere", condannare o far cadere in trappola.

Postato il 13 dicembre 2009 alle ore 11.52 in attualità | Commenti (4) |

Quelli che amano le bollicine

  Ogni italiano adulto consuma in media un litro e mezzo al giorno di acqua minerale e spende 4,3 euro a settimana, con un'incidenza del 10% sulla spesa alimentare settimanale. Le bollicine sono la terza voce di spesa maggiore dopo pesce (7,5 euro, per un' incidenza del 17%) e frutta (6,9 euro, pari al 15,5%).  Dopo anni di martellanti spot pubblicitari, siamo diventati in maggiori "bevitori" di acqua minerale in Europa.

Sono dati che stridono con l'allarme lanciato in questi giorni a proposito della privatizzazione dei servizi idrici. Molti hanno parlato di aumento delle tariffe. Bene, spendiamo poco più di un euro per avere mille litri di acqua potabile, spesso senza grandi differenze nel confronto con la minerale. E' uno strano Paese il nostro: siamo disposti a spendere per un litro di acqua minerale tanto quanto i milanesi pagano mille litri di acqua potabile: 0,60 euro al metro cubo.

Postato il 28 novembre 2009 alle ore 16.22 in attualità | Commenti (2) |

Anche l'azienda ha un cuore

La scomparsa di don Giuseppe Soro, direttore generale della Periodici San Paolo

Martedì, 13 novembre, ci ha lasciato all'improvviso don Giuseppe Soro, 63 anni, sacerdote paolino, direttore generale della società Periodici San Paolo. La notizia apparentemente è di interesse aziendale o poco più. In questo piccolo spazio personale, a distanza di quasi una settimana dall'inattesa scomparsa di don Giuseppe, vorrei trasmettere il ricordo di un uomo di Chiesa che credeva profondamente nella sua missione. Don Soro non era un prete qualunque e non era neppure un manager normale. Il suo modo di testimoniare il Vangelo spiazzava chiunque.

Immaginava un'azienda-comunità, forse un'azienda-famiglia. Non riusciva a metabolizzare il male che qualche volta assume perfino le sembianze di un dipendente furbo che, con i suoi comportamenti, mette a rischio il bene comune. Don Soro era uno strano direttore generale che teneva la porta sempre aperta. Per incontrarlo non c'era bisogno di fissare appuntamenti. Lui c'era sempre, per tutti. Appariva burbero, ma i suoi modi schietti nascondevano una delicatezza e una dolcezza non comune per un uomo avvezzo al comando. Sognava un ambiente sereno. Desiderava, pur nel rispetto del contratto di lavoro, che ci fossero rapporti affettuosi tra le persone. Un sogno da prete vero. Un sogno di uomo che non conosceva il retrogusto del male. Un paolino totalmente disarmato di fronte alle manovre maliziose di chi vive il lavoro solo come una perenne conquista personale, spesso a discapito del bene comune.

Postato il 22 novembre 2009 alle ore 16.37 in attualità | Commenti (1) |

Se Google campa sulle notizie altrui

Continua la guerra tra il magnate australiano Murdoch e il più grande motore di ricerca

Murdoch, il magnate australiano dell'editoria, accusa Google di "rubare" le notizie dei suoi quotidiani che finiscono così gratuitamente su Google news senza che il motore di ricerca sborsi un centesimo. Google ha risposto che Murdoch può andarsene quando vuole.

Al di là della querelle tra i due, il tema di chi guadagna e di chi paga su Internet è sempre attuale. Voi che state leggendo questo post pensate di farlo gratuitamente. In realtà non è così perché occorre calcolare il costo della connessione. Dunque, gli editori offrono contenuti per lo più gratuiti sulla Rete, con un grande sforzo creativo e finanziario. Gli utenti pagano un prezzo tramite la connessione. Chi ci guadagna? Google che incassa milioni di dollari vendendo servizi e spazi pubblicitari. Le compagnie telefoniche che incamerano il corrispettivo delle bollette pagate dai loro clienti per avere l'Adsl.

Gli editori possono solo sperare nelle briciole ricavate dai banner pubblicitari. Un sistema evidentemente sbilanciato a favore dei più furbi.

Postato il 12 novembre 2009 alle ore 17.57 in attualità | Commenti (2) |

Alitalia risanata, ma a spese di chi?

«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», afferma Roberto Colaninno

«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», per il presidente-azionista Roberto Colaninno che, a nove mesi dalla nascita della nuova compagnia, parla di un traguardo raggiunto e  preannuncia «la speranza e l'obiettivo di far rientrare i cassintegrati, quelli che lavoravano a tempo indeterminato e hanno pagato sulla loro pelle» l'epilogo della vecchia compagnia di bandiera.  I conti di Alitalia dunque tornano e questa è una buona notizia. Se poi rientrano i cassintegrati della vecchia compagnia è una bella notizia. Ma chi ha pagato il conto?

Migliaia di piccoli azionisti riceveranno le briciole e gli obligazionisti alla fine hanno lasciato sul piatto un bel 30 per cento di perdita secca, senza contare che vedranno i loro soldi solo dopo il 31 dicembre del 2012, perché per il momento sono congelati in titoli di Stato inesigibili. Caro Colaninno, bravo, ma il conto lo hanno pagato i piccoli risparmiatori e centinaia di lavoratori che hanno perso il posto.

Postato il 29 ottobre 2009 alle ore 18.03 in attualità | Commenti (2) |

Il degrado della politica

La vicenda del presidente della Regione Lazio aggiunge un ulteriore tassello al panorama

La vicenda del governatore del Lazio indigna e rattrista. Dopo mesi di scandali sessuali veri e presunti, eccone uno che tocca il Centrosinistra. A prescindere dall'appartenenza a questo o quel campo, rimane un senso di smarrimento di fronte a persone con responsabilità istituzionali altissime che si comportano in modo inqualificabile per non parlare dell'ignobile ricatto dei quattro carabinieri.

C'è un filmato che parte dalla camera da let­to. Si vede un uomo che indossa soltanto una camicia, accanto ha un transessuale seminu­do. «Favorite i documenti», intima una voce fuori campo. L’uomo sgrana gli occhi. «Non mi rovinate, non mi fate del male» risponde. Poi va verso un tavolino. Poco dopo vengono inquadrate alcune strisce di cocaina e una pic­cola cannula per aspirarla... Questa la scena. Il Governatore ammette di aver pa­gato, cedendo al ricatto dei quattro carabinieri.

E ancora, il magistrato scrive: «Marrazzo aggiunge che una volta recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi custodiva. Inoltre Natalie (il transessuale, ndr.) appariva contrariata, come se i due si erano impadroniti anche di una somma di ul­teriori 3.000 euro (il prezzo della prestazione, ndr.) che era stata lasciata su un tavolino. Sem­pre secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere bianca che il teste (Marrazzo, ndr.) identifica come cocaina, pur non avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo tesserino nella posizio­ne che si vede nel video e deve pertanto rite­nersi che il documento fu asportato dai milita­ri, collocato accanto alla polvere e intenzional­mente filmato».
Lascio a voi ogni commento...

Postato il 24 ottobre 2009 alle ore 13.00 in attualità | Commenti (2) |

Benvenuti!

Finalmente ci siamo: da oggi iniziamo una nuova avventura, tutti insieme, noi e voi...

Finalmente ci siamo. Dopo settimane di duro lavoro, eccoci qua. Costruire questo sito non è stato semplice, man mano che il progetto prendeva forma, mille ostacoli e problemi tecnici ci hanno tormentato fino a mettere a dura prova la nostra pazienza. Perché abbiamo voluto mettere in piedi l'ennesimo spazio web di informazione? Non ce ne sono già abbastanza di siti giornalistici? Modestamente, crediamo che come il nostro Vivere in armonia non ci sia nulla di simile in giro nella Rete. Noi abbiamo l'ambizione di offrirvi un servizio gratuito per aiutarvi a leggere la realtà e per affrontare la complessità della vita moderna. Questo sito serve a semplificarvi la vita offrendovi notizie utili: dai consumi alle pensioni al fisco agli stili di vita, dalla salute al tempo libero, con uno sguardo particolare sull'attualità che troppo spesso ci avviluppa con i suoi interrogativi e la sua drammaticità. In questo spazio, cercheremo di fornirvi le chiavi di lettura per saperne di più. Nello stesso tempo, noi e voi costruiremo insieme una comunità o community, come si usa dire nel linguaggio web. Che cosa significa? Vuol dire che questo sito è anche il vostro. Significa che parte dei contenuti sarete voi a suggerirli o addirittura a scriverli direttamente. In ogni caso, io sono sempre qui per discutere o semplicemente per rispondere a un dubbio o a un vostro sfogo.

Postato il 05 ottobre 2009 alle ore 00.00 in attualità | Commenti (6) |

L'autore

a cura di Giuseppe Altamore

Sono direttore responsabile
di questo sito e del mensile Club3-Vivere in armonia nonché vicecaporedattore
di Famiglia Cristiana. Altre informazioni su www.giuseppealtamore.it.

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