Il presidente del Consiglio è "preoccupato" per "le
reazioni di piazza che potrebbero esserci da parte del nostro
popolo" sul caso delle elezioni regionali. Così viene
descritto il premier da chi ha partecipato alle riunioni di ieri
sera a Palazzo Grazioli. "Amarezza'', questo il sentimento che
Berlusconi dice di provare, ma c'è anche la ''certezza'' di
poter ''trovare una soluzione'' per ''garantire la democrazia e
il diritto di voto a milioni di elettori''.
Queste dichiarazioni si commentano da sole e non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Una sola piccola annotazione: la manifestazione in programma non è spontanea ma è stata organizzata dal partito che detiene la maggioranza parlamentare e governa il Paese. Certo, è grave che alle prossime elezioni amministrative possa mancare uno schieramento che rappresenta almeno la metà degli elettori. Una soluzione politica dunque è auspicabile. Ciò che invece risulta incomprensibile è l'idea che lo Stato possa essere piegato agli interessi di parte se non addirittura personali, nel nome di un astratto e pericoloso populismo, fino al punto da sostituire all'etica del diritto una presunta etica della "gente".
Via alla riconsegna dei vaccino per
l'influenza A al ministero della Salute. Il richiamo delle dosi
non usate riguarda tutte le Regioni. La decisione è di competenza del Coordinamento nazionale pandemia che ha constatato l'evoluzione
della patologia... La Regione Toscana ha già ridato le
confezioni integre di vaccini non utilizzati così come richiesto, ma pure altre Regioni sono
pressoché pronte.
Che l'eccessiva enfasi sulla pandemia fosse sospetta lo avevamo pensato tutti. Ora abbiamo la conferma con la riconsegna di milioni di dose inutilizzate al ministero che sono costate altrettanti milioni di euro e che hanno arricchito i bilanci delle case farmaceutiche. Un'informazione creata ad arte nelle divisioni marketing delle multinazionali del farmaco ha generato il panico e influenzato scelte politiche che, speriamo, non siano state "sollecitate" da qualche "ripassatina" in un beauty center...
Un piede pestato, questa sarebbe stata la causa del ferimento a morte del 19enne egiziano
Un
piede pestato, questa sarebbe stata la causa del ferimento a
morte del 19enne egiziano a Milano, sabato 13 febbraio. Lo hanno riferito due amici della vittima, uno
che è riuscito a sfuggire all'aggressione, e un altro, che è
stato lievemente ferito. La tragedia inizia tra battibecchi e poi insulti a bordo di un
bus tra i nordafricani e un gruppo di sudamericani che poi
avrebbero ucciso il giovane egiziano. E' evidente che il gravissimo episodio è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Via Padova, il luogo dello scontro, è una sorta di terra di nessuno, dove lo Stato si è ritirato lasciando il campo ai precari equilibri di convivenza tra varie etnie, basati spesso sulla forza.
Molti commentatori hanno sottolineato che il caos e l'illegalità di via Padova erano sotto gli occhi di tutti e gli amministratori pubblici hanno fatto finta di non vedere. La retorica sulla sicurezza e le camionette dell'esercito, esibite a Milano e altrove come deterrente contro l'illegalità, mostrano la loro fragilità di fronte al complesso fenomeno dell'immigrazione che non è stato amministrato da chi aveva il dovere di agire. A questo punto non serve il pugno di ferro e qualche retata dimostrativa. C'è da chiedersi: il Comune ha una sua politica per l'integrazione degli immigrati?
«Restano grosse riserve circa la possibilità che gli obbligazionisti possano
partecipare a uno scambio i cui termini sono peggiori
rispettoall'offerta del 2005. Quindi permangono le distanze con i nostri
obiettivi».Questo il commento del presidente della Tfa (Task force argentina, l'organismo promosso dall'Abi, l'Associazione bancaria italiana), Nicola Stock, dopo
l'incontro avvenuto qualche giorno fa con il segretario alle Finanze dell'Argentina,
Hernan Lorenzino.
L'esponente del Governo argentino, in questi giorni in
Italia, ha incontrato ieri fra gli altri il vice ministro italiano Giuseppe
Vegas e la Consob. «Tuttavia rilevo - ha aggiunto Stock - che il Segretario
Lorenzino intenderebbe mantenere i contatti su questo importante tema».
Nell'incontro, lamenta Stock, non è stato fornito alcun dettaglio sui
termini del nuovo piano argentino. In questo senso Stock ha chiarito che la
Tfa, che rappresenta circa 180.000 investitori italiani per circa
4,5 miliardi di dollari, porterà avanti la causa contro il Paese sudamericano
presso il tribunale arbitrale Icsid istituito presso la Banca Mondiale, la
cui udienza finale sulla fase giurisdizionale è prevista per il prossimo
7 aprile.
La Tfa, al di là delle dichiarazioni di Stock, sta mostrando la sua impotenza di fronte al Paese latino americano. Ricordiamo che l'iniziativa dell'Abi è stata avviata soprattutto perché le banche italiane sono fortemente coinvolte nella vicenda dei tango bond. Sono infatti centinaia le cause avviate dai risparmiatori contro l'istituto di credito che ha piazzato i bond argentini presenti nel proprio portafogli titoli agli ignari clienti, nonostante il crack fosse nell'aria. Quando l'Abi ha promosso la Tfa, ha chiesto esplicitamente di rinunciare all'azione legale contro la banca ai clienti che avessero scelto di affidare i propri interessi all'azione della stessa Tfa. Chi vuol capire...
"Anche nel mondo digitale deve emergere che l’attenzione amorevole di Dio in
Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una
realtà del tutto concreta e attuale. La pastorale nel mondo digitale, infatti,
deve poter mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di
oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda”. Le parole contenute nel Messaggio di Benedetto XVI per la 44a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali offrono lo spunto per una riflessione sull'informazione ma anche sul semplice intrattenimento che corre su Internet.
Il Papa invita i sacerdoti ad assumersi la responsabilità di essere presenti sulla Rete per rappresentare il Bene e fare emergere la presenza di Cristo perfino nei social network. Si apre dunque una una "nuova era",
quella dell'evangelizzazzione del web. Il gruppo San Paolo è impegnato da anni su questo fronte, fin dall'inizio degli anni '90, quando la Società San Paolo ha lanciato il suo progetto multimediale. Il nostro compito è offrire un luogo di incontro e di informazione secondo i valori e lo spirito del Vangelo per essere vicini a tutti voi nel migliore dei modi. In questo senso, siamo aperti ai vostri suggerimenti e al vostro contributo nella speranza di poter costruire insieme una comunità viva e palpitante.
Dopo la storica visita del Pontefice nella sinagoga di Roma, il prossimo futuro dirà se Benedetto XVI è riuscito a mitigare le incomprensioni del presente (dal perdono ai tradizionalistianti-conciliari seguaci di Marcel Lefebvre alla beatificazione di Pio XII) e a rasserenare il clima del dialogo. Di sicuro papa Ratzinger è tornato a pronunciare parole di inequivocabile condanna sulla Shoah, un «dramma sconvolgente», «il vertice di un cammino d'odio», ed ha auspicato, in uno dei passaggi più applauditi e apprezzati del suo discorso nel Tempio maggiore di Roma, che le «piaghe dell'antisemitismo siano sanate per sempre».
Parole forti pronunciate con delicatezza da un Papa tedesco che conserva in prima persona la memoria delle nefandezze del nazifascimo. Ma l'incontro nella sinagoga ha un significato che va al di là del riconoscimento dell'antisemitismo che ha serpeggiato e forse serpeggia ancora oggi tra i cattolici. Il rabbino capo Di Segni è andato oltre, guardando al futuro più che al passato. Ha evocato la responsabilità delle tre religioni abramitiche nel rispetto del Creato da preservare per le future generazioni, nel segno della pace e dell'unità di intenti, pur nel rispetto delle reciproche differenze.
Don Zega mi ha assunto nell'ormai lontano 1993 dopo un breve colloquio. Sorridente e ironico volle sapere quale fosse il mio stipendio. Risposi con un certo imbarazzo. Rise e subito dopo aggiunse: "Io ti darò di più...". Non solo mi diede una cospicua aggiunta alla mia paga di base da redattore ordinario con più di 18 mesi, ma assumendomi don Zega mi ha dato molto, molto di più. Non parlo certo del prestigioso ruolo di giornalista del più diffuso settimanale familiare. Devo a don Zega il mio coinvolgimento nella grande famiglia paolina. Un gruppo editoriale portatore di un grande valore aggiunto legato alla sua specifica missione. Un valore che non è paragonabile a nessun stipendio.
Con il passare degli anni, ho avuto modo di apprezzare le grandi qualità professionali, umane e spirituali di don Zega, ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei potuto trascorrere con lui gli ultimi due anni della sua vita lavorando insieme. Ricorderò sempre il giorno della "chiusura" prima della stampa, quando don Zega dava gli ultimi ritocchi al suo editoriale cesellando ogni frase. Nei suoi scritti non c'erano mai sbavature. Trovava sempre le parole e le citazioni giuste. I suoi articoli, le risposte ai lettori erano avvicenti, non c'era mai nulla di scontato.
Quando ha dovuto lasciare, nel 1998, Famiglia Cristiana, è stato un momento doloroso. Aveva subìto un vero e proprio linciaggio mediatico spesso montato ad arte. Aveva pagato un duro prezzo per aver voluto fare di testa sua, per essere stato libero come uomo e soprattutto come prete. Ma don Zega non era un uomo avido di potere e irriverente verso le gerarchie come spesso veniva descritto anche da qualche suo confratello. A modo suo, ma sempre con intelligenza, credeva nella sua missione che per forza di cose doveva abbracciare la modernità. Uno dei ricordi più forti che conservo è il suo andare avanti e indietro ogni giorno lungo il corridoio deserto della redazione verso le 19.00, con il Breviario in mano. Completamente assorto nella sua meditazione, salutava accennando un sorriso. In quale redazione si va via così dopo una giornata di lavoro...
Non so che cosa ne pensate voi: finita la sbornia dei regali, degli acquisti forzati, comincio a sentire una bella sensazione di sollievo. Se dovessi spiegare questo sentimento con una critica scontata al consumismo sfrenato sarebbe semplice, ma c’è dell’altro. Ogni anno è come se ci sfuggisse il senso profondo di un evento che ha cambiato la storia dell’umanità: la nascita di Gesù. Contribuisce un po’ tutto a celare la Grande Festa: lo sfarzo di luci e colori, la melassa di canzoncine che copre il silenzio e sono anche jungle di spot per panettoni, spumanti e altri prodotti che vanno per la maggiore.
Siamo alla fine immersi in un’atmosfera buonista. Uno sorta di sciroppo dello spirito che riempie le pance e ottunde il cervello. Tutto contribuisce a non farci cogliere il mistero del Natale. Un mistero, come ci ricorda monsignor Vincenzo Paglia, che è raccolto nelle prime parole del Prologo di Giovanni: «La Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi». Dio stesso è sceso dal cielo, ma gli uomini non l’hanno accolto. «Non c’era posto per loro», scrive Luca amaramente. Ma non è tornato in cielo; si è accontentato di una stalla, fuori dalla città, pur di restarci accanto. È incredibile che Dio venga sulla terra e accetti anche una stalla; e tuttavia quel che lascia ancor più sconvolti è che si presenti come un bambino, il più debole tra le creature. Chi mai avrebbe anche solo potuto pensarlo? Eppure il Natale è tutto qui: un Dio, fragile bambino. Tutto il resto è vacuo. Buone feste.
Il nostro quadro politico appare avvelenato da una contrapposizione che
evoca tragiche esperienze del nostro più recente passato. Una contrapposizione
frontale, che difficilmente potrà produrre buoni frutti. Una forza oscura si è
insinuata nelle nostre più importanti istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di
spaccare il Paese, di produrre un “evento” straordinario e “catartico” che
possa sconfiggere definitivamente non l’avversario politico, ma il fronte
considerato nemico rispetto alla personale idea dello Stato, incentrata
e incardinata sulla propria figura umana prima ancora che istituzionale. Che
cosa ha a che vedere questa strategia e questa visione con il liberalismo e la
libertà è tutto da discutere.
Difficile in un clima simile non pensare a un
progetto satanico volto a creare disordine e disorientamento. Diavolo deriva
dal greco diaballo, che letteralmente significa "gettare nel mezzo,
mettere di traverso, attraversare la strada", da cui, più metaforicamente
"separare, disunire, dividere, fare inciampare e cadere". La parola usata
come una spada orientata a colpire, la calunnia che è sempre falsa, è anche
"diabolica" o "satanica", come lo è ogni ostilità che miri
a "separare", "dividere", condannare o far cadere in
trappola.
Ogni italiano adulto consuma in media un litro e mezzo al giorno di acqua minerale e spende
4,3 euro a settimana, con un'incidenza del 10%
sulla spesa alimentare settimanale. Le bollicine sono la terza voce di spesa maggiore
dopo pesce (7,5 euro, per un' incidenza del 17%) e frutta
(6,9 euro, pari al 15,5%). Dopo anni di martellanti spot pubblicitari, siamo diventati in maggiori "bevitori" di acqua minerale in Europa.
Sono dati che stridono con l'allarme lanciato in questi giorni a proposito della privatizzazione dei servizi idrici. Molti hanno parlato di aumento delle tariffe. Bene, spendiamo poco più di un euro per avere mille litri di acqua potabile, spesso senza grandi differenze nel confronto con la minerale. E' uno strano Paese il nostro: siamo disposti a spendere per un litro di acqua minerale tanto quanto i milanesi pagano mille litri di acqua potabile: 0,60 euro al metro cubo.
La scomparsa di don Giuseppe Soro, direttore generale della Periodici San Paolo
Martedì, 13 novembre, ci ha lasciato all'improvviso don Giuseppe Soro, 63 anni, sacerdote paolino, direttore generale della società Periodici San Paolo. La notizia apparentemente è di interesse aziendale o poco più. In questo piccolo spazio personale, a distanza di quasi una settimana dall'inattesa scomparsa di don Giuseppe, vorrei trasmettere il ricordo di un uomo di Chiesa che credeva profondamente nella sua missione. Don Soro non era un prete qualunque e non era neppure un manager normale. Il suo modo di testimoniare il Vangelo spiazzava chiunque.
Immaginava un'azienda-comunità, forse un'azienda-famiglia. Non riusciva a metabolizzare il male che qualche volta assume perfino le sembianze di un dipendente furbo che, con i suoi comportamenti, mette a rischio il bene comune. Don Soro era uno strano direttore generale che teneva la porta sempre aperta. Per incontrarlo non c'era bisogno di fissare appuntamenti. Lui c'era sempre, per tutti. Appariva burbero, ma i suoi modi schietti nascondevano una delicatezza e una dolcezza non comune per un uomo avvezzo al comando. Sognava un ambiente sereno. Desiderava, pur nel rispetto del contratto di lavoro, che ci fossero rapporti affettuosi tra le persone. Un sogno da prete vero. Un sogno di uomo che non conosceva il retrogusto del male. Un paolino totalmente disarmato di fronte alle manovre maliziose di chi vive il lavoro solo come una perenne conquista personale, spesso a discapito del bene comune.
Continua la guerra tra il magnate australiano Murdoch e il più grande motore di ricerca
Murdoch, il magnate australiano dell'editoria, accusa Google di "rubare" le notizie dei suoi quotidiani che finiscono così gratuitamente su Google news senza che il motore di ricerca sborsi un centesimo. Google ha risposto che Murdoch può andarsene quando vuole.
Al di là della querelle tra i due, il tema di chi guadagna e di chi paga su Internet è sempre attuale. Voi che state leggendo questo post pensate di farlo gratuitamente. In realtà non è così perché occorre calcolare il costo della connessione. Dunque, gli editori offrono contenuti per lo più gratuiti sulla Rete, con un grande sforzo creativo e finanziario. Gli utenti pagano un prezzo tramite la connessione. Chi ci guadagna? Google che incassa milioni di dollari vendendo servizi e spazi pubblicitari. Le compagnie telefoniche che incamerano il corrispettivo delle bollette pagate dai loro clienti per avere l'Adsl.
Gli editori possono solo sperare nelle briciole ricavate dai banner pubblicitari. Un sistema evidentemente sbilanciato a favore dei più furbi.
«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», afferma Roberto Colaninno
«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», per il presidente-azionista Roberto Colaninno che, a nove mesi dalla nascita della nuova compagnia, parla di un traguardo raggiunto e preannuncia «la speranza e l'obiettivo di far rientrare i cassintegrati, quelli che lavoravano a tempo indeterminato e hanno pagato sulla loro pelle» l'epilogo della vecchia compagnia di bandiera. I conti di Alitalia dunque tornano e questa è una buona notizia. Se poi rientrano i cassintegrati della vecchia compagnia è una bella notizia. Ma chi ha pagato il conto?
Migliaia di piccoli azionisti riceveranno le briciole e gli obligazionisti alla fine hanno lasciato sul piatto un bel 30 per cento di perdita secca, senza contare che vedranno i loro soldi solo dopo il 31 dicembre del 2012, perché per il momento sono congelati in titoli di Stato inesigibili. Caro Colaninno, bravo, ma il conto lo hanno pagato i piccoli risparmiatori e centinaia di lavoratori che hanno perso il posto.
La vicenda del presidente della Regione Lazio aggiunge un ulteriore tassello al panorama
La vicenda del governatore del Lazio indigna e rattrista. Dopo mesi di scandali sessuali veri e presunti, eccone uno che tocca il Centrosinistra. A prescindere dall'appartenenza a questo o quel campo, rimane un senso di smarrimento di fronte a persone con responsabilità istituzionali altissime che si comportano in modo inqualificabile per non parlare dell'ignobile ricatto dei quattro carabinieri.
C'è un filmato che parte dalla camera da letto. Si vede un uomo che indossa
soltanto una camicia, accanto ha un transessuale seminudo. «Favorite i
documenti», intima una voce fuori campo. L’uomo sgrana gli occhi. «Non
mi rovinate, non mi fate del male» risponde. Poi va verso un tavolino.
Poco dopo vengono inquadrate alcune strisce di cocaina e una piccola
cannula per aspirarla... Questa la scena. Il Governatore ammette di aver pagato, cedendo al ricatto dei quattro carabinieri.
E ancora, il magistrato scrive: «Marrazzo aggiunge che una volta
recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi
custodiva. Inoltre Natalie (il transessuale, ndr.) appariva contrariata, come se i due si erano
impadroniti anche di una somma di ulteriori 3.000 euro (il prezzo
della prestazione, ndr.) che era stata lasciata su un tavolino. Sempre
secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere
bianca che il teste (Marrazzo, ndr.) identifica come cocaina, pur non
avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo
tesserino nella posizione che si vede nel video e deve pertanto
ritenersi che il documento fu asportato dai militari, collocato
accanto alla polvere e intenzionalmente filmato».
Lascio a voi ogni commento...
Finalmente ci siamo: da oggi iniziamo una nuova avventura, tutti insieme, noi e voi...
Finalmente ci siamo. Dopo settimane di duro lavoro, eccoci qua. Costruire questo sito non è stato semplice, man mano che il progetto prendeva forma, mille ostacoli e problemi tecnici ci hanno tormentato fino a mettere a dura prova la nostra pazienza.
Perché abbiamo voluto mettere in piedi l'ennesimo spazio web di informazione? Non ce ne sono già abbastanza di siti giornalistici? Modestamente, crediamo che come il nostro Vivere in armonia non ci sia nulla di simile in giro nella Rete.
Noi abbiamo l'ambizione di offrirvi un servizio gratuito per aiutarvi a leggere la realtà e per affrontare la complessità della vita moderna. Questo sito serve a semplificarvi la vita offrendovi notizie utili: dai consumi alle pensioni al fisco agli stili di vita, dalla salute al tempo libero, con uno sguardo particolare sull'attualità che troppo spesso ci avviluppa con i suoi interrogativi e la sua drammaticità. In questo spazio, cercheremo di fornirvi le chiavi di lettura per saperne di più. Nello stesso tempo, noi e voi costruiremo insieme una comunità o community, come si usa dire nel linguaggio web. Che cosa significa? Vuol dire che questo sito è anche il vostro. Significa che parte dei contenuti sarete voi a suggerirli o addirittura a scriverli direttamente.
In ogni caso, io sono sempre qui per discutere o semplicemente per rispondere a un dubbio o a un vostro sfogo.

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