giovedì 17 maggio 2012
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Il blog del direttore  |  L'Italia è già in default

Ci siamo: è già accaduto alla Grecia nell'indifferenza generale. Ora tocca all'Italia. I segnali sono inequivocabili e solo il pudore della grande stampa, che appoggia a occhi chiusi il salvatore della Patria, impedisce di gridare a viva voce che  il nostro Paese è in una condizione di default. Bastano due segnali chiarissimi: il pagamento dei crediti da parte della pubblica amministrazione in titoli di Stato e l'allungamento dei pagamenti ai fornitori che in alcuni casi sfiorano i due anni.

Tanto che l'Agem (Associazione della ristorazione collettiva e servizi) ha diramato proprio oggi un comunicato in cui esprime la sua forte preoccupazione per il pagamento dei crediti della pubblica amministrazione con i titoli di Stato, chiarendo che "non è un metodo di risarcimento applicabile alle aziende di ristorazione collettiva".  L'Angem fa notare come questa misura non risolve in alcun modo le sofferenze economiche delle aziende dovute al ritardo con cui lo Stato paga; ritardo, che spesso arriva a toccare anche i 600 giorni e oltre dalla data della fatturazione contro i 30 previsti per legge.

Le aziende di ristorazione collettiva, spiega ancora Angem, sono caratterizzate da alta densità di manodopera (il personale va retribuito mensilmente e rappresenta il circa 50% dei costi) e sono obbligate a pagare, invece, i fornitori non oltre i 45 giorni. «Che cosa facciamo – si domanda retoricamente il presidente Angem, Ilario Perotto – paghiamo poi il nostro personale in Bot o Btp? Nelle nostre aziende l’incidenza del personale è molto alta e non si registra la stessa redditività di altri comparti industriali. La ristorazione collettiva non può accettare questo genere di compensazione».   

Non è escluso che lo Stato in crisi di liquidità voglia utilizzare questo "trucco" per non pagare i 70 miliardi di euro di crediti verso i suoi fornitori. Da qui al non essere in grado di pagare gli stipendi degli statali il passo è breve.  Quando qualcuno non può pagare, si utilizza la parola insolvenza oppure default o fallimento. Nessuno però lo dice. La verità fa paura. Il pacchetto che il Governo varerà, lunedì 5 dicembre, dovrebbe allontanare lo spettro del fallimento dell'Italia. Nel frattempo diamo un po' di Bot e Btp ai parlamentare al posto delle ricche indennità che intascano.

Postato il 02 dicembre 2011 alle ore 16.00 in attualità

I vostri commenti

frassinello  05/12/2011 E se imparassimo a non gridare sempre al lupo quando il lupo ancora non c'è? Pagare con Bot o Cct non è di per sé un sintomo di default. Basta, per esempio, che i titoli possano essere usati in compensazione per i debiti che le imprese hanno con lo Stato o le banche. Sarebbe addirittura, gestito bene, un circolo virtuoso.
trillo  02/12/2011 pauroso scoprire di trovarsi nei guai fino al collo... Ma la stampa che taceva, quando pure non parteggiava col peggiore governo dalla nascita della Repubblica, perchè non ha denunciato prima l'andazzo?
luciocroce  02/12/2011 Temo che abbia parzialmente ragione; però, questa convinzione dovrebbe indurLa a ritenere che la " grande stampa, che appoggia a occhi chiusi il salvatore della Patria" in fondo sta svolgendo un'opera apprezzabile, non crede? Cordiali saluti lucio

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