giovedì 17 maggio 2012
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Il blog del direttore  |  Se vendessimo la Sicilia

Oltre la metà dell’ingente debito pubblico italiano è nelle mani di creditori  stranieri. 511 miliardi di euro in obbligazionisono detenuti dalla Francia. Un particolare di non poco conto che va connesso con un altro punto importante:l’acquisto quotidiano da parte della Bce (Banca centrale europea) dei nostri Btp per evitare di scivolare nello stato di insolvenza. Insomma, il nostro è sempre di più un Paese a sovranità limitata, come ci insegnano le vicende economico finanziarie delle ultime settimane.

Ad aggravare il quadro, la debolezza politica dell’Italia che crea una sorta di cappa depressiva e impedisce la ripresa della fiducia dei mercati finanziari e della stessa economia che, nel primo semestre del 2011, aveva incominciato a mostrare i primi timidi segnali di ripresa. La storia purtroppo ci insegna che un debito pubblico insostenibile diventa il presupposto per la perdita effettiva della sovranità. Sono i creditori che bussano alla porta e chiedono il pignoramento dei beni.

 La Repubblica di Genova, strangolata dai debiti, per esempio, ha dovuto vendere la Corsica alla Francia nel 1768. Se analizziamo con attenzione la struttura finanziaria dello Stato italiano si possono scoprire fatti che parlano da soli. Per esempio, la Banca d’Italia non è un istituzione pubblica ma una banca privata, i cui azionisti sono i maggiori istituti di credito, a loro volta partecipati e controllati da capitale estero. Il patrimonio pubblico, i cosiddetti beni comuni, spesso sono stati assegnati a società per azioni che ricadono nell’ambito privatistico. Molte di queste società che gestiscono importanti servizi essenziali, come l’acqua potabile, sono quotate in Borsa e nella loro compagine azionaria appaiono grandi multinazionali estere. Forse non venderemo la Sicilia ai francesi, ma c’è già chi da oltreconfine comanda in casa nostra.

Postato il 06 ottobre 2011 alle ore 12.30 in attualità

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