venerdì 18 maggio 2012
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I pirati del cibo e il batterio killer

Il bilancio delle vittime dell'epidemia di Escherichia coli è salito a quota 44 a livello europeo, 43 delle quali in Germania, una in più rispetto a ieri: lo ha reso noto oggi l'Istituto Robert-Koch di Berlino. Allo stesso tempo, il numero dei casi complessivi in Germania è aumentato a 3.717 (tra Ehec e Seu), 29 in più rispetto ai 3.688 di ieri.
La paura serpeggia nel Vecchio Continente colpito periodicamente da scandali ed emergenze alimentari di vario tipo e origine. Prima o poi dobbiamo interrogarci seriamente sul nostro modello di sviluppo alimentare. Recentemente ho avuto modo di conoscere la scuola macrobiotica italiana fondata da Mario Pianesi. Un personaggio affascinante che si muove in silenzio per il bene comune. Tra le sue numerose iniziative, i negozi e ristoranti UPM (Un punto macrobiotico).

Organizzati generalmente come Circoli Culturali
, offrono alla popolazione la possibilità di acquistare alimenti e prodotti provenienti da coltivazioni e trasformazioni che non praticano l'uso di prodotti chimici di sintesi, e che utilizzano "semi antichi" e comunque capaci di autoriprodursi. La stessa attenzione viene mantenuta nelle diverse fasi della conservazione, della trasformazione e della cucina dei piatti (a base principalmente di cereali, verdure e legumi, ma anche pesce) che vengono poi proposti nei ristoranti UPM; piatti preparati secondo i principi di equilibrio della Macrobiotica Ma-Pi.

I centri UPM si segnalano anche per una precisa scelta di politica sociale dei prezzi
che rende accessibile anche alle fasce di popolazione più disagiate la possibilità di seguire una alimentazione più sana: la zuppa e il piatto misto, pasto completo basato su una zuppa di verdure e/o cereali e di un piatto unico con cereali (riso, miglio, orzo, pasta, etc.), verdure e legumi, viene offerto ad un prezzo base di 8 euro, che scende a 6 euro nel caso del socio abituale, a 4 euro per i pensionati, gli studenti non lavoratori e a 3,50 euro per le forze dell’ordine. Provare per credere.

Postato il 24 giugno 2011 alle ore 13.00 in attualità | Commenti (0) |

Il cibo che guarisce

Dimmi cosa mangi, e ti dirò che malattie avrai. Semplificando molto, si potrebbe riassumere così il senso di uno studio che da anni segue l'alimentazione e gli stili di vita di 500 mila europei, per capire come questi fattori influenzano la nostra salute. E dai primi risultati, cui contribuisce l'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, emerge che la cattiva alimentazione e gli errati stili di vita sono responsabili in questo gruppo di 40 mila tumori, 10 mila infarti e 20 mila casi di diabete dell'adulto.

Eppure stare in salute sarebbe facile, come racconta Franco Berrino, direttore di medicina preventiva all'Int. ''I consigli sono quelli di rimanere snelli tutta la vita; di fare attività fisica ogni giorno, anche solo una camminata di 30 minuti; di limitare il consumo di carni rosse e dei cibi ad alta densità di calorie e, la piu' importante, di basare la propria alimentazione su cibi prevalentemente di origine vegetale, compresi legumi, frutta e cereali non raffinati''. E per chi ha dubbi su come scegliere i cibi al supermercato, l'esperto spiega che ''in realtà è molto facile: se lo consigliano in Tv, allora è da evitare. E poi, basta leggere le etichette''.

Ma non è solo la qualità del cibo a essere determinante: anche ridurre la quantità, infatti, ha un effetto benefico sulla nostra salute. ''Diversi esperimenti - racconta Pier Giuseppe Pelicci, direttore di oncologia sperimentale all'Istituto europeo di oncologia - dimostrano che ridurre la quantità di cibo, e quindi di calorie, determina un allungamento della vita: questo vale dal lombrico alla mosca, dal topo alla scimmia, e si pensa possa valere anche per l'uomo. Ora sono in corso studi per capire anche quali cibi contengono sostanze capaci di avere lo stesso effetto della restrizione di calorie, in modo da aiutarci a scegliere meglio quello che mangiamo. Anche perché - conclude l'esperto - tutto questo può fornirci strumenti di prevenzione per le malattie tipiche dell'invecchiamento, come le malattie cardiovascolari e certi tumori''

Postato il 27 gennaio 2011 alle ore 15.47 in attualità | Commenti (0) |

Ma che cosa mangiamo?

L'Italia è il primo Paese nell'Unione europea ''per numero di allerta, di notifiche su prodotti alimentari non conformi alle regole di sicurezza''. A spiegarlo è Silvio Borrello, direttore generale della Sicurezza degli alimenti e della nutrizione del ministero delle Salute, nel corso del convegno "Globalizzazione e malattie croniche" presso l'Istituto superiore di sanità.

Il livello dei controlli è molto alto, anche perché, ci rassicura Borrello, il nostro Paese importa dall'estero circa ''il 70% del suo fabbisogno di pesce e lo stesso avviene per i cereali''. Per quel che riguarda i prodotti vegetali, i primi tre Paesi per numero di problemi o irregolarità riscontrate dall'Italia ''sono Cina, Turchia e Stati Uniti per la presenza di micotossine'' (funghi tossici microscopici. I consumatori devono infine essere educati al ''consumo di alimenti etnici, scelti da 1 italiano su 3. Se si mangia del pesce crudo - conclude Borrello - dobbiamo pensare che può essere il veicolo di alcune malattie, magari per la presenza di alcuni parassiti o batteri se non vi è una corretta conservazione degli alimenti''.

Postato il 09 aprile 2010 alle ore 14.58 in attualità | Commenti (0) |