venerdì 18 maggio 2012
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Il Governo che aiuta i banchieri

Il 2 dicembre del 2010 la Cassazione aveva emesso una sentenza storica che condannava le banche e dava ragione ai cittadini. A distanza di poche settimane, il Governo ha rovesciato il pronunciamento della Suprema corte. Così il sistema bancario italiano non deve restituire ingenti somme ai cittadini che si sono visti addebitare sul conto corrente in passivo interessi illegittimi (anatocismo). «Con l’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe si umiliano i diritti dei cittadini», accusa l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente di Adusbef e patrocinatore della causa sull’anatocismo giunta in Cassazione.

«La norma appena approvata ha profili dilettanteschi e, se vogliamo, ridicoli e potrebbe determinare un effetto kamikaze per le stesse banche. Infatti se il diritto alle “annotazioni” si prescrive in dieci anni ciò si dovrebbe verificare indiscriminatamente sia per le annotazioni a favore della banca sia per quelle a favore del cliente», aggiunge l’avvocato. «L’articolo che salva le banche in modo pasticciato ha notevoli profili di incostituzionalità».Ricordiamo che la sentenza della Cassazione dava sollievo a centinaia di famiglie andate “in rosso”.

«Le banche avevano addebitato sui conti correnti in rosso interessi ultralegali non dovuti
, maggiorati dalle odiose commissioni di massimo scoperto trimestrale e moltiplicati dalla capitalizzazione degli interessi», dice il legale. Con la sentenza della Cassazione, di fatto cancellata dal decreto Milleproroghe, migliaia di famiglie speravano di non perdere la casa all’asta e centinaia di imprese di non fallire. I clienti, vessati dagli istituti di credito, avrebbero risparmiato 43 miliardi di euro! «Potevano le banche lasciarsi sfuggire un patrimonio così ingente?», si chiede l’avvocato Tanza.

Postato il 08 marzo 2011 alle ore 15.30 in attualità | Commenti (0) |

Che banche, ragazzi

Un signore di mezza età riceve una chiamata sul suo telefono portatile: "Buongiorno, sono il Mario Rossi della Banca Tizia. Ho notato che sul suo conto c'è una somma cospicua. Non le conviene tenere i suoi risparmi così, non le rendono nulla". Va bene, ma lei che cosa consiglia? Chiede il cliente. "Potrebbe aderire a un piano di accumulo...". Che gentili questi promotori. Si preoccupano se il cliente non guadagna qualche punto di interessi.
Il problema è che le banche non fanno beneficienza, inoltre sono geneticamente furbe. Le studiano tutte per lucrare a colpo sicuro, senza rischi. I fondi comuni (piani di accumulo) sono stati finora un vero disastro. Ma le banche hanno sempre gudagnato laute commissioni.

Il cliente chiede informazioni su un altro prodotto finanziario. Il bancario offre un certificato di deposito, un derivato, assicura lui, a capitale garantito. Va bene. Ma intanto la banca incassa subito il 3% di commissioni. Il nostro cliente è già in perdita...
E veniamo ai conti di deposito che promettono interessi relativamente appetitosi. A conti fatti si scopre che un 2,5% può diventare un misero 0,73%, perché dopo pochi mesi il vero tasso lordo è dell'1% che, tolte le tasse del 27%, diventa appunto uno 0,73%.

Postato il 11 settembre 2010 alle ore 11.47 in attualità | Commenti (0) |