Bocciato dalla ex moglie. Bocciato dalla Chiesa. Bocciato dalla Confindustria. Bocciato dal Fondo monetario internazionale. Bocciato dalla Bce. Tradito dai suoi. Bocciato dal mercato finanziario. Forse dimentico qualcuno, ma credo che sia sufficiente. Non era capitato a nessun presidente del Consiglio dell'era repubblicana, nemmeno a Craxi. Si chiude così il sipario su un uomo che verrà ricordato più per la sua abilità a raccontare barzellette e per il Bunga Bunga che per essere stato un uomo politico e addirittura il fondatore della Fininvest.
Ma il dopo Silvio non sarà comunque facile. E' come un dopoguerra. C'è da ricostruire. Solo che nel 1945 c'era Alcide De Gasperi. Oggi abbiamo Mario Monti. Per carità, un uomo al di sopra di ogni sospetto, apprezzato da tutti. Ma stiamo entrando in una fase in cui c'è una sospensione della democrazia e della sovranità nazionale. Siamo costretti a essere governati da finanzieri e banchieri, con l'obiettivo di rimettere in sesto i conti dello Stato, a costo di enormi sacrifici. Siamo già tutti più poveri e meno liberi. Eppure, meno male che Silvio non c'è...
Finalmente i vescovi escono allo scoperto. Il cardinale Bagnasco, come si può leggere nel testo integrale qui sotto, non ha usato mezzi termini. Davanti a «racconti che, se comprovati, a livelli diversi rilevano stili
di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il
decoro delle istituzioni e della vita pubblica», il cardinale Angelo
Bagnasco punta il dito contro «i comportamenti non solo contrari al
pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui» oggetto in queste
settimane di inchieste giudiziarie e di molti articoli di giornali.
La domanda ora è che cosa faranno i cattolici come l'onorevole Lupi? Continueranno a scindere vita pubblica e vita privata? Continueranno nella folle idea che i vizi sono privati e le virtù pubbliche, ammesso che il vecchio malato di sesso abbia mostrato qualche pubblica virtù? Se i cattolici del Pdl non vogliono perdere la faccia e la possibilità di ripresentarsi al giudizio degli elettori devono uscire dalla maggioranza. Ma l'onorevole Lupi non ascolta i vescovi. Ha già detto che il cardinal Bagnasco si riferiva a tutta la classe politica. Ci vuole del pelo sullo stomaco per mentire in modo così spudorato.
L'onorevole Milanese salvato dalla sua maggioranza con soli sette voti di scarto. Il Pdl esulta. «Dobbiamo votare compatti, respingere
l'attacco della magistratura, restare uniti contro lo stato di polizia».
Silvio Berlusconi invita i ministri alla coesione. Sembra di essere in
uno stato di polizia giudiziaria, è il momento di respingere gli
attacchi, afferma il premier riferendosi anche al voto sul "caso
Milanese".
Il Cavaliere durante il Consiglio dei ministri ha ripetuto di
essere vittima di una persecuzione giudiziaria e di voler procedere
spedito con la riforma sulle intercettazioni. L'uomo al di sopra della legge, fa prevalere il suo personale interesse muovendo un Parlamento composto da inquisiti e nominati, ex modelle, avvocati personali e Scilipoti di varia origine.
Continua lo scempio delle coscienze e il saccheggio dell'Italia a opera degli speculatori che attendono come avvoltoi che il morbo del berlusconismo consumi il Belpaese.
I cristiani attendono dai vertici della Chiesa parole chiare sui comportamenti del premier. Il silenzio, che ci auguriamo possa essere solo temporaneo, sta diventanto imbarazzante e pericoloso. Pur con tutte le cautele del caso e con il dovuto linguaggio evangelico, chi si occupa delle nostre anime ha il dovere di parlare per non accrescere quel senso di lontananza dalla politica intesa come ricerca del bene comune.
E' un silenzio che, se dovesse perdurare, stende un velo di tristezza e arriva a minacciare la speranza in un mondo migliore. Come si fa a non indicare una via di uscita di fronte a quello che veniamo a sapere e che rivela una visione della vita lontanissina dal messaggio cristiano?
Se il rating ha tolto un voto all'Italia è colpa dei cattivi giornalisti! L'affermazione del vecchio malato di sesso è l'ennesima prova del continuo rovesciamento programmato di ogni morale. Un'abilità che è comune ai criminali e ai mafiosi che hanno perfino gli altarini in casa.
Ora, di fronte allo scenario che abbiamo di fronte, il silenzio rischia di essere interpretato in tanti modi. Quel velo di tristezza che scende sui nostri volti è un danno più profondo della crisi economica.
Il collega Ferrucio Pinotti, tempo fa, ha scritto un bel libro molto documentato dal titolo forte: L'unto del Signore. Si narra di un certo Silvio Berlusconi che agli esordi della sua avventura da palazzinaro riceve una speciale investitura da una parte della Chiesa.
Senza togliervi il gusto di leggere il libro-inchiesta molto ben documentato che descrive il passaggio di denaro dalle valigie dei mafiosi allo Ior (Istituto opere religiose) e da questo alla Banca Rasini (direttore era il papà di Silvio), passaggi che sono atti giudiziari, cui tutti possono accedere, c'è da chiedersi perché oggi la Chiesa sia così silenziosa sui comportamenti del nostro Presidende del consiglio.
Eppure basterebbe lanciare un segnale preciso alla componente cattolica (Comunione e liberazione) che potrebbe, per coerenza morale, lasciare il vecchio malato di sesso solo soletto e contribuire così a salvare l'Italia, non solo dal baratro della crisi ma soprattutto dalla progressiva scristianizzazione operata da un modello comportamentale che guida la logica politica del partito che regge le sorti del Governo.
Se Mediaset si interessasse alla carta stampata sulla scorta della
norma sugli incroci tra Tv e stampa contenuta nel decreto Milleproroghe
«sarebbe un ulteriore gravissimo passo della nostra economia e del
nostro sistema di vita». Lo ha detto Cesare Romiti in una recentissima intervista televisiva. Sembrano le parole di un esponente politico della Sinistra. Se il Milleproroghe avesse davvero aperto questa possibilità ci troveremmo di fronte all'atto finale di un processo iniziato molti anni fa con l'ingresso dell'"unto del Signore" nell'arena della comunicazione e successivamente con il suo impegno in politica.
La storia non si ripete mai uguale a se stessa ma le sue lezioni spesso non vengono ascoltate. E' eccessivo pensare che ci stiamo avviando verso una dittatura mediatica che sfrutta le debolezze della democrazia per imporre un modello sociale e politico basato sulla contrapposizione perenne, la demonizzazione dell'avversario e l'esclusione del diverso? La distruzione dei pilastri della Repubblica come la magistratura è il suo assogettamento al potere politico è uno dei tasselli principali del golpe operato all'ombra di una realtà costruita da Bugiardo, che sa sfruttare abilmente i meccanismi della comunicazione.
La ''giornata del silenzio per la stampa italiana'' ha lo scopo di
denunciare il bavaglio che il sistema dell'informazione rischia, in caso
di approvazionen definitiva del decreto. Dalla lettura dell'ultima versione del disegno di legge, approvato al Senato, non si può che avere un sussulto: "È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari".
Bastano questi due comma per affossare qualunque diritto di cronaca. Questo è un Paese in cui l'opinione pubblica si forma per il 90 per cento attraverso la televisione controllata da un uomo che è anche il presidente del Consiglio. Con il disegno di legge presentato dal ministro della Giustizia Alfano, l'opinione pubblica viene privata di informazioni fondamentali sul livello della corruzione in questo Paese. Il "manovratore" non vuole essere contraddetto e disturbato. Non si tratta di essere di destra o di sinistra: contano i valori fondamentali di uno Stato liberale ridotto a dependance di un gruppo di potere.
Il presidente del Consiglio è "preoccupato" per "le
reazioni di piazza che potrebbero esserci da parte del nostro
popolo" sul caso delle elezioni regionali. Così viene
descritto il premier da chi ha partecipato alle riunioni di ieri
sera a Palazzo Grazioli. "Amarezza'', questo il sentimento che
Berlusconi dice di provare, ma c'è anche la ''certezza'' di
poter ''trovare una soluzione'' per ''garantire la democrazia e
il diritto di voto a milioni di elettori''.
Queste dichiarazioni si commentano da sole e non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Una sola piccola annotazione: la manifestazione in programma non è spontanea ma è stata organizzata dal partito che detiene la maggioranza parlamentare e governa il Paese. Certo, è grave che alle prossime elezioni amministrative possa mancare uno schieramento che rappresenta almeno la metà degli elettori. Una soluzione politica dunque è auspicabile. Ciò che invece risulta incomprensibile è l'idea che lo Stato possa essere piegato agli interessi di parte se non addirittura personali, nel nome di un astratto e pericoloso populismo, fino al punto da sostituire all'etica del diritto una presunta etica della "gente".
Il nostro quadro politico appare avvelenato da una contrapposizione che
evoca tragiche esperienze del nostro più recente passato. Una contrapposizione
frontale, che difficilmente potrà produrre buoni frutti. Una forza oscura si è
insinuata nelle nostre più importanti istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di
spaccare il Paese, di produrre un “evento” straordinario e “catartico” che
possa sconfiggere definitivamente non l’avversario politico, ma il fronte
considerato nemico rispetto alla personale idea dello Stato, incentrata
e incardinata sulla propria figura umana prima ancora che istituzionale. Che
cosa ha a che vedere questa strategia e questa visione con il liberalismo e la
libertà è tutto da discutere.
Difficile in un clima simile non pensare a un
progetto satanico volto a creare disordine e disorientamento. Diavolo deriva
dal greco diaballo, che letteralmente significa "gettare nel mezzo,
mettere di traverso, attraversare la strada", da cui, più metaforicamente
"separare, disunire, dividere, fare inciampare e cadere". La parola usata
come una spada orientata a colpire, la calunnia che è sempre falsa, è anche
"diabolica" o "satanica", come lo è ogni ostilità che miri
a "separare", "dividere", condannare o far cadere in
trappola.

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