Un signore di mezza età riceve una chiamata sul suo telefono portatile: "Buongiorno, sono il Mario Rossi della Banca Tizia. Ho notato che sul suo conto c'è una somma cospicua. Non le conviene tenere i suoi risparmi così, non le rendono nulla". Va bene, ma lei che cosa consiglia? Chiede il cliente. "Potrebbe aderire a un piano di accumulo...". Che gentili questi promotori. Si preoccupano se il cliente non guadagna qualche punto di interessi.
Il problema è che le banche non fanno beneficienza, inoltre sono geneticamente furbe. Le studiano tutte per lucrare a colpo sicuro, senza rischi. I fondi comuni (piani di accumulo) sono stati finora un vero disastro. Ma le banche hanno sempre gudagnato laute commissioni.
Il cliente chiede informazioni su un altro prodotto finanziario. Il bancario offre un certificato di deposito, un derivato, assicura lui, a capitale garantito. Va bene. Ma intanto la banca incassa subito il 3% di commissioni. Il nostro cliente è già in perdita...
E veniamo ai conti di deposito che promettono interessi relativamente appetitosi. A conti fatti si scopre che un 2,5% può diventare un misero 0,73%, perché dopo pochi mesi il vero tasso lordo è dell'1% che, tolte le tasse del 27%, diventa appunto uno 0,73%.
«Restano grosse riserve circa la possibilità che gli obbligazionisti possano
partecipare a uno scambio i cui termini sono peggiori
rispettoall'offerta del 2005. Quindi permangono le distanze con i nostri
obiettivi».Questo il commento del presidente della Tfa (Task force argentina, l'organismo promosso dall'Abi, l'Associazione bancaria italiana), Nicola Stock, dopo
l'incontro avvenuto qualche giorno fa con il segretario alle Finanze dell'Argentina,
Hernan Lorenzino.
L'esponente del Governo argentino, in questi giorni in
Italia, ha incontrato ieri fra gli altri il vice ministro italiano Giuseppe
Vegas e la Consob. «Tuttavia rilevo - ha aggiunto Stock - che il Segretario
Lorenzino intenderebbe mantenere i contatti su questo importante tema».
Nell'incontro, lamenta Stock, non è stato fornito alcun dettaglio sui
termini del nuovo piano argentino. In questo senso Stock ha chiarito che la
Tfa, che rappresenta circa 180.000 investitori italiani per circa
4,5 miliardi di dollari, porterà avanti la causa contro il Paese sudamericano
presso il tribunale arbitrale Icsid istituito presso la Banca Mondiale, la
cui udienza finale sulla fase giurisdizionale è prevista per il prossimo
7 aprile.
La Tfa, al di là delle dichiarazioni di Stock, sta mostrando la sua impotenza di fronte al Paese latino americano. Ricordiamo che l'iniziativa dell'Abi è stata avviata soprattutto perché le banche italiane sono fortemente coinvolte nella vicenda dei tango bond. Sono infatti centinaia le cause avviate dai risparmiatori contro l'istituto di credito che ha piazzato i bond argentini presenti nel proprio portafogli titoli agli ignari clienti, nonostante il crack fosse nell'aria. Quando l'Abi ha promosso la Tfa, ha chiesto esplicitamente di rinunciare all'azione legale contro la banca ai clienti che avessero scelto di affidare i propri interessi all'azione della stessa Tfa. Chi vuol capire...

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