Dimmi cosa mangi, e ti dirò che
malattie avrai. Semplificando molto, si potrebbe riassumere
così il senso di uno studio che da anni segue l'alimentazione e
gli stili di vita di 500 mila europei, per capire come questi
fattori influenzano la nostra salute. E dai primi risultati, cui contribuisce l'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano,
emerge che la cattiva alimentazione e gli errati stili di vita
sono responsabili in questo gruppo di 40 mila tumori, 10 mila
infarti e 20 mila casi di diabete dell'adulto.
Eppure stare in salute sarebbe facile, come racconta Franco
Berrino, direttore di medicina preventiva all'Int. ''I consigli sono quelli di rimanere snelli tutta la
vita; di fare attività fisica ogni giorno, anche solo una
camminata di 30 minuti; di limitare il consumo di carni rosse e
dei cibi ad alta densità di calorie e, la piu' importante, di
basare la propria alimentazione su cibi prevalentemente di
origine vegetale, compresi legumi, frutta e cereali non
raffinati''. E per chi ha dubbi su come scegliere i cibi al
supermercato, l'esperto spiega che ''in realtà è molto facile:
se lo consigliano in Tv, allora è da evitare. E poi, basta
leggere le etichette''.
Ma non è solo la qualità del cibo a essere determinante:
anche ridurre la quantità, infatti, ha un effetto benefico
sulla nostra salute. ''Diversi esperimenti - racconta Pier
Giuseppe Pelicci, direttore di oncologia sperimentale
all'Istituto europeo di oncologia - dimostrano che ridurre la
quantità di cibo, e quindi di calorie, determina un
allungamento della vita: questo vale dal lombrico alla mosca,
dal topo alla scimmia, e si pensa possa valere anche per l'uomo.
Ora sono in corso studi per capire anche quali cibi contengono
sostanze capaci di avere lo stesso effetto della restrizione di
calorie, in modo da aiutarci a scegliere meglio quello che
mangiamo. Anche perché - conclude l'esperto - tutto questo può
fornirci strumenti di prevenzione per le malattie tipiche
dell'invecchiamento, come le malattie cardiovascolari e certi
tumori''
L'Italia è il primo Paese nell'Unione europea ''per numero di allerta, di notifiche su prodotti
alimentari non conformi alle regole di sicurezza''. A spiegarlo è Silvio Borrello, direttore generale della Sicurezza degli
alimenti e della nutrizione del ministero delle Salute, nel
corso del convegno "Globalizzazione e malattie croniche" presso
l'Istituto superiore di sanità.
Il livello dei controlli è molto alto, anche perché, ci rassicura Borrello, il nostro Paese importa dall'estero circa
''il 70% del suo fabbisogno di pesce e lo stesso avviene per i
cereali''. Per quel che riguarda i prodotti vegetali, i primi
tre Paesi per numero di problemi o irregolarità riscontrate
dall'Italia ''sono Cina, Turchia e Stati Uniti per la presenza
di micotossine'' (funghi tossici microscopici.
I consumatori devono infine essere educati al ''consumo di
alimenti etnici, scelti da 1 italiano su 3. Se si mangia del
pesce crudo - conclude Borrello - dobbiamo pensare che può
essere il veicolo di alcune malattie, magari per la presenza di
alcuni parassiti o batteri se non vi è una corretta
conservazione degli alimenti''.

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