Il 2 dicembre del 2010 la Cassazione aveva emesso una sentenza storica che condannava le banche e dava ragione ai cittadini. A distanza di poche settimane, il Governo ha rovesciato il pronunciamento della Suprema corte. Così il sistema bancario italiano non deve restituire ingenti somme ai cittadini che si sono visti addebitare sul conto corrente in passivo interessi illegittimi (anatocismo). «Con l’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe si umiliano i diritti dei cittadini», accusa l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente di Adusbef e patrocinatore della causa sull’anatocismo giunta in Cassazione. «La norma appena approvata ha profili dilettanteschi e, se vogliamo, ridicoli e potrebbe determinare un effetto kamikaze per le stesse banche. Infatti se il diritto alle “annotazioni” si prescrive in dieci anni ciò si dovrebbe verificare indiscriminatamente sia per le annotazioni a favore della banca sia per quelle a favore del cliente», aggiunge l’avvocato. «L’articolo che salva le banche in modo pasticciato ha notevoli profili di incostituzionalità».Ricordiamo che la sentenza della Cassazione dava sollievo a centinaia di famiglie andate “in rosso”. «Le banche avevano addebitato sui conti correnti in rosso interessi ultralegali non dovuti, maggiorati dalle odiose commissioni di massimo scoperto trimestrale e moltiplicati dalla capitalizzazione degli interessi», dice il legale. Con la sentenza della Cassazione, di fatto cancellata dal decreto Milleproroghe, migliaia di famiglie speravano di non perdere la casa all’asta e centinaia di imprese di non fallire. I clienti, vessati dagli istituti di credito, avrebbero risparmiato 43 miliardi di euro! «Potevano le banche lasciarsi sfuggire un patrimonio così ingente?», si chiede l’avvocato Tanza.
Postato il 08 marzo 2011 alle ore 15.30 in attualità | Commenti (0) |
Più o meno la metà degli alimenti acquistati dagli italiani è anonima perché per molti prodotti non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza e spesso vengono spacciati come Made in Italy con il rischio di frodi. Lo denuncia la Coldiretti sottolineando come l'importazione di "mozzarella blu" dalla Germania "è solo la punta di un iceberg di traffici alle frontiere spesso fondati sulla mancanza di trasparenza che favoriscono anche le contraffazioni". L'inganno del falso Made in Italy - denuncia la Coldiretti - riguarda due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche un terzo della pasta che è ottenuta da grano che non è stato coltivato in Italia all'insaputa dei consumatori oltre che tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle. Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell'informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare con l'etichetta che è anonima per circa la metà della spesa: dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta". I cittadini si chiederanno perché non si riesca a imporre l'etichetta di origine per tutti i prodotti alimentari, in modo che i consumatori siano in grado di individuare le materie prime che provengono dai nostri campi. La ragione di questa mancanza di trasparenza è l'opposizione della grande industria agroalimentare italiana che non ha alcun interesse ad accettare l'etichetta made in Italy o comunque una etichetta di orgine, perché non potrebbe più spacciare tanti prodotti che di italiano hanno solo l'apparenza. Ma il cittadino ha tutto il diritto di sapere se la bresaola è fatta con carne italiana o brasiliana oppure se il provolone è ottenuto partendo da nostro latte o da quello che arriva dalla Germania, tanto per fare due esempi concreti.
Postato il 20 giugno 2010 alle ore 18.45 in attualità | Commenti (0) |
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