Bocciato dalla ex moglie. Bocciato dalla Chiesa. Bocciato dalla Confindustria. Bocciato dal Fondo monetario internazionale. Bocciato dalla Bce. Tradito dai suoi. Bocciato dal mercato finanziario. Forse dimentico qualcuno, ma credo che sia sufficiente. Non era capitato a nessun presidente del Consiglio dell'era repubblicana, nemmeno a Craxi. Si chiude così il sipario su un uomo che verrà ricordato più per la sua abilità a raccontare barzellette e per il Bunga Bunga che per essere stato un uomo politico e addirittura il fondatore della Fininvest.
Ma il dopo Silvio non sarà comunque facile. E' come un dopoguerra. C'è da ricostruire. Solo che nel 1945 c'era Alcide De Gasperi. Oggi abbiamo Mario Monti. Per carità, un uomo al di sopra di ogni sospetto, apprezzato da tutti. Ma stiamo entrando in una fase in cui c'è una sospensione della democrazia e della sovranità nazionale. Siamo costretti a essere governati da finanzieri e banchieri, con l'obiettivo di rimettere in sesto i conti dello Stato, a costo di enormi sacrifici. Siamo già tutti più poveri e meno liberi. Eppure, meno male che Silvio non c'è...
L'onorevole Milanese salvato dalla sua maggioranza con soli sette voti di scarto. Il Pdl esulta. «Dobbiamo votare compatti, respingere
l'attacco della magistratura, restare uniti contro lo stato di polizia».
Silvio Berlusconi invita i ministri alla coesione. Sembra di essere in
uno stato di polizia giudiziaria, è il momento di respingere gli
attacchi, afferma il premier riferendosi anche al voto sul "caso
Milanese".
Il Cavaliere durante il Consiglio dei ministri ha ripetuto di
essere vittima di una persecuzione giudiziaria e di voler procedere
spedito con la riforma sulle intercettazioni. L'uomo al di sopra della legge, fa prevalere il suo personale interesse muovendo un Parlamento composto da inquisiti e nominati, ex modelle, avvocati personali e Scilipoti di varia origine.
Continua lo scempio delle coscienze e il saccheggio dell'Italia a opera degli speculatori che attendono come avvoltoi che il morbo del berlusconismo consumi il Belpaese.
I cristiani attendono dai vertici della Chiesa parole chiare sui comportamenti del premier. Il silenzio, che ci auguriamo possa essere solo temporaneo, sta diventanto imbarazzante e pericoloso. Pur con tutte le cautele del caso e con il dovuto linguaggio evangelico, chi si occupa delle nostre anime ha il dovere di parlare per non accrescere quel senso di lontananza dalla politica intesa come ricerca del bene comune.
E' un silenzio che, se dovesse perdurare, stende un velo di tristezza e arriva a minacciare la speranza in un mondo migliore. Come si fa a non indicare una via di uscita di fronte a quello che veniamo a sapere e che rivela una visione della vita lontanissina dal messaggio cristiano?
Se il rating ha tolto un voto all'Italia è colpa dei cattivi giornalisti! L'affermazione del vecchio malato di sesso è l'ennesima prova del continuo rovesciamento programmato di ogni morale. Un'abilità che è comune ai criminali e ai mafiosi che hanno perfino gli altarini in casa.
Ora, di fronte allo scenario che abbiamo di fronte, il silenzio rischia di essere interpretato in tanti modi. Quel velo di tristezza che scende sui nostri volti è un danno più profondo della crisi economica.
Il collega Ferrucio Pinotti, tempo fa, ha scritto un bel libro molto documentato dal titolo forte: L'unto del Signore. Si narra di un certo Silvio Berlusconi che agli esordi della sua avventura da palazzinaro riceve una speciale investitura da una parte della Chiesa.
Senza togliervi il gusto di leggere il libro-inchiesta molto ben documentato che descrive il passaggio di denaro dalle valigie dei mafiosi allo Ior (Istituto opere religiose) e da questo alla Banca Rasini (direttore era il papà di Silvio), passaggi che sono atti giudiziari, cui tutti possono accedere, c'è da chiedersi perché oggi la Chiesa sia così silenziosa sui comportamenti del nostro Presidende del consiglio.
Eppure basterebbe lanciare un segnale preciso alla componente cattolica (Comunione e liberazione) che potrebbe, per coerenza morale, lasciare il vecchio malato di sesso solo soletto e contribuire così a salvare l'Italia, non solo dal baratro della crisi ma soprattutto dalla progressiva scristianizzazione operata da un modello comportamentale che guida la logica politica del partito che regge le sorti del Governo.
Di recente sono stato in Sicilia, proprio mentre imperversava la tempesta finanziaria. Nell'entroterra della più grande isola del Mediterraneo, arrivavano gli echi degli alti e bassi della Borsa nei sonnacchiosi paesini appollaiati sulle rupi sotto un cielo turchino che è difficile trovare altrove. Apparentemente nessuno sembrava interessarsi alla crisi. Una sorta di rassegnata pazienza sembrava avvolgere il giallo paesaggio delle stoppie estive.
Qualcuno mi faceva notare che da quelle parti la crisi non c'è. E già questo appare sorprendente. In effetti non è proprio così. Non c'è la crisi perché non c'è neppure un tessuto produttivo ed economico. E allora di che cosa vive la popolazione locale? L'agricoltura è residuale, così pure la pastorizia che insieme danno lavoro a due o tre famiglie. Ma solo in parte. Eppure in un paesino ci sono negozi, perfino piccoli supermercati. La gente si muove in auto, perfino con gli ingobranti fuoristrada anche solo per percorrere poche centinaia di metri. Dunque esiste una circolazione monetaria per quanto ridotta. Da dove arrivano i quattrini?
La prima grande "industria" è costituita dalle pensioni dei vecchi. Su 2.087 abitanti, con un'età media di 47,1 anni, ci sono 1.000 pensioni. Quarantacinque famiglie campano grazie allo stipendio del Comune. Altrettanti sono i "lavoratori socialmente utili", tradotto vuol dire categoria di assistiti che gravano sulle finanze degli enti locali. E ancora si contano una quarantina di operai forestali. Ce ne sono oltre 30.000 in tutta l'isola, divisi in due grandi categorie: i cinquatunisti e i centocinquantaunisti. Sono padri di famiglia impegnati stagionalmente nei rari boschi siciliani che ogni tanto ardono misteriosamente. Quando i forestali non corrono tra gli alberi bruciacchiati risultano disoccupati e quindi retribuiti con l'apposita indennità Inps. Nel frattempo fanno di tutto: i contadini, gli allevatori, gli imbianchini... In nero. La crisi è altrove. Calati juncu ca l'acqua passa...
La disoccupazione giovanile che si accompagna alla precarietà del posto di lavoro è una delle più grandi emergenze dell'Italia contemporanea. Il presidente della Repubblica qualche settimana fa ha usato parole di piombo per richiamare l'attenzione su questo grave fenomeno sociale che ha molte cause. Per un'analisi attenta ci vorrebbero volumi di ricerche sociologiche. Come osservatore della realtà che mi circonda, debbo però sottolineare un atteggiamento di una parte dei giovani che aggrava il problema: l'incapacità di mediare tra i sogni e la realtà.
Attenzione: i sogni vanno sempre coltivati e inseguiti, costi quel che costi. Il punto di rottura interviene quando si perde il contatto con la realtà e si fugge in una dimensione esclusivamente onirica. A questo punto le conseguenze, non solo pratiche, per esempio il rifiuto di un posto di lavoro ritenuto non all'altezza delle proprie presunte capacità professionali, possono essere pesanti. E, allora, dalla precarietà lavorativa si può passare alla precarietà psicologica, che nasce dal mancato riconoscimento della realtà. Forse un po' di umiltà potrebbe giovare a superare questa difficile fase storica.

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