venerdì 18 maggio 2012
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Chi rappresenta il sindacato?

 “Che l’Italia sia un Paese che tiene i suoi giovani in scarsa considerazione è risaputo. Giovani con scarse prospettive famigliari, di lavoro, previdenziali, di volta in volta definiti sfaticati, menefreghisti, “bamboccioni” guardano con disincanto al loro futuro, avendo ogni giorno di più la riprova di quanto tenaci siano le resistenze delle generazioni più anziane a rinunciare a qualche privilegio”. Parole pesanti come pietre scritte da Elsa Fornero pochi mesi fa (“Sacrificati i diritti dei giovani”, articolo pubblicato sul Sole 24 ore del 20/4/2011). Il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, dal di là dei dettagli dell’ultima riforma delle pensioni, da anni si batte con forza per realizzare un sistema previdenziale più giusto e più rispettoso delle future generazioni.

Il ministro Fornero non è alla ricerca di consenso e non deve mantenere il consenso. Il suo è un mandato a termine. E' un ministro che scade come lo yogurth. Per un segretario di uno dei grandi sindacati di massa è diverso. Rappresentano milioni di pensionati. Mantenere il consenso (le tessere!) è vitale. Urlano. Protestano. Si occupano dei giovani? Sarebbe strano dato che i loro sostenitori sono pensionati.

Postato il 19 dicembre 2011 alle ore 18.00 in attualità | Commenti (0) |

Fuori dal mondo

Ecco alcuni tra i tanti commenti trovati su Facebook che fannno pensare in che mani eravamo finiti.

Renato. Palmieri... (on. Palmieri del Pdl, ndr.) a vederlo bene questo governo... fa schifo!!!! altro che tecnici, tutti sinistroidi o catto-comunisti come Andrea Riccardi...Fabrizio Barca!!!! Profumo già candidato Pd alle primarie....non votatelo o marcate le distanze circa un'ora fa.
Il mio commento sempre su Facebook: Definire Riccardi un cattocomunista significa essere completamente disinformati. Il Pdl ha ancora consenso perché pesca nell'opinione pubblica che si forma guardando la Tv. L'onorevole Palmieri lo sa bene anche se fa finta di nulla.

Enrica.  Bello il terzo polo un fascista un democristiano e un comunista che gioia!

Gianfranca. No, non faccio parte del popolo della responsabilità, purtroppo sarebbe più calzante IL POPOLO DEI FREGATI. e il signor Giuseppe Altamore lo sa bene,anche se ostenta la tipica alterigia e disprezzo verso quella massa di beoti che danno ancora il loro consenso al Pdl, plagiati dalla Tv. Ma quanta inutile sicumera!

Altamore. Ma predetevela con i vostri... Silvio si è dimesso perché è stato tradito dai suoi. Non ha avuto più la maggioranza! Ogni tanto non guardare Colorado e simili può fare bene, anche alla salute.

Renato. Altamore io quelli di Sant'Egidio li conosco da 30 anni.....sono quelli convinti che il comunismo fosse l'attuazione del Vangelo.

Postato il 16 novembre 2011 alle ore 18.30 in attualità | Commenti (1) |

Se vendessimo la Sicilia

Oltre la metà dell’ingente debito pubblico italiano è nelle mani di creditori  stranieri. 511 miliardi di euro in obbligazionisono detenuti dalla Francia. Un particolare di non poco conto che va connesso con un altro punto importante:l’acquisto quotidiano da parte della Bce (Banca centrale europea) dei nostri Btp per evitare di scivolare nello stato di insolvenza. Insomma, il nostro è sempre di più un Paese a sovranità limitata, come ci insegnano le vicende economico finanziarie delle ultime settimane.

Ad aggravare il quadro, la debolezza politica dell’Italia che crea una sorta di cappa depressiva e impedisce la ripresa della fiducia dei mercati finanziari e della stessa economia che, nel primo semestre del 2011, aveva incominciato a mostrare i primi timidi segnali di ripresa. La storia purtroppo ci insegna che un debito pubblico insostenibile diventa il presupposto per la perdita effettiva della sovranità. Sono i creditori che bussano alla porta e chiedono il pignoramento dei beni.

 La Repubblica di Genova, strangolata dai debiti, per esempio, ha dovuto vendere la Corsica alla Francia nel 1768. Se analizziamo con attenzione la struttura finanziaria dello Stato italiano si possono scoprire fatti che parlano da soli. Per esempio, la Banca d’Italia non è un istituzione pubblica ma una banca privata, i cui azionisti sono i maggiori istituti di credito, a loro volta partecipati e controllati da capitale estero. Il patrimonio pubblico, i cosiddetti beni comuni, spesso sono stati assegnati a società per azioni che ricadono nell’ambito privatistico. Molte di queste società che gestiscono importanti servizi essenziali, come l’acqua potabile, sono quotate in Borsa e nella loro compagine azionaria appaiono grandi multinazionali estere. Forse non venderemo la Sicilia ai francesi, ma c’è già chi da oltreconfine comanda in casa nostra.

Postato il 06 ottobre 2011 alle ore 12.30 in attualità | Commenti (0) |

E pagano i soliti fessi

“Andrà sempre peggio di qui in avanti, e il potere d’acquisto delle famiglie tenderà a scendere sempre più, con effetti negativi sui consumi e sull’intera economia”, gridano le associazioni di consumatori. Al di là della bontà dei provvedimenti varati dal Governo, non si può non sottolineare lo sforzo del ministro dell’Economia volto al risanamento dei conti pubblici. Tremonti, che può stare anche antipatico, ha sottolineato l’aspetto etico della manovra: “Non si può vivere a debito delle generazioni future”.

Non si possono lasciare miliardi di euro da rimborsare sulla testa di chi ancora non è neppure nato. Il nostro debito pubblico, tra i più alti al mondo, sfiora i 1.900 miliardi di euro! I provvedimenti economici del Governo puntano a non incrementarlo. Per ridurlo ci vuole ben altro. Eppure già così i sacrifici che si profilano all’orizzonte sono enormi. A pagare però sono sempre le famiglie e i pensionati, non certo gli evasori o i criminali che sfuggono alle tasse e non sono toccati dal ridimensionamento della reversibilità o dall’allungamento dell’età pensionabile. Che altro allora si potrebbe fare? La vera rivoluzione sarebbe recuperare l’immensa evasione fiscale che dilaga in Italia. Sfuggono alla tassazione quasi 180 miliardi di euro, cui si aggiunge il fatturato della criminalità organizzata.  

Postato il 14 luglio 2011 alle ore 13.00 in attualità | Commenti (0) |

Il Governo che aiuta i banchieri

Il 2 dicembre del 2010 la Cassazione aveva emesso una sentenza storica che condannava le banche e dava ragione ai cittadini. A distanza di poche settimane, il Governo ha rovesciato il pronunciamento della Suprema corte. Così il sistema bancario italiano non deve restituire ingenti somme ai cittadini che si sono visti addebitare sul conto corrente in passivo interessi illegittimi (anatocismo). «Con l’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe si umiliano i diritti dei cittadini», accusa l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente di Adusbef e patrocinatore della causa sull’anatocismo giunta in Cassazione.

«La norma appena approvata ha profili dilettanteschi e, se vogliamo, ridicoli e potrebbe determinare un effetto kamikaze per le stesse banche. Infatti se il diritto alle “annotazioni” si prescrive in dieci anni ciò si dovrebbe verificare indiscriminatamente sia per le annotazioni a favore della banca sia per quelle a favore del cliente», aggiunge l’avvocato. «L’articolo che salva le banche in modo pasticciato ha notevoli profili di incostituzionalità».Ricordiamo che la sentenza della Cassazione dava sollievo a centinaia di famiglie andate “in rosso”.

«Le banche avevano addebitato sui conti correnti in rosso interessi ultralegali non dovuti
, maggiorati dalle odiose commissioni di massimo scoperto trimestrale e moltiplicati dalla capitalizzazione degli interessi», dice il legale. Con la sentenza della Cassazione, di fatto cancellata dal decreto Milleproroghe, migliaia di famiglie speravano di non perdere la casa all’asta e centinaia di imprese di non fallire. I clienti, vessati dagli istituti di credito, avrebbero risparmiato 43 miliardi di euro! «Potevano le banche lasciarsi sfuggire un patrimonio così ingente?», si chiede l’avvocato Tanza.

Postato il 08 marzo 2011 alle ore 15.30 in attualità | Commenti (0) |

Chi vuole spaccare il Paese

Il nostro quadro politico appare avvelenato da una contrapposizione che evoca tragiche esperienze del nostro più recente passato. Una contrapposizione frontale, che difficilmente potrà produrre buoni frutti. Una forza oscura si è insinuata nelle nostre più importanti istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di spaccare il Paese, di produrre un “evento” straordinario e “catartico” che possa sconfiggere definitivamente non l’avversario politico, ma il fronte considerato nemico rispetto alla personale idea dello Stato, incentrata e incardinata sulla propria figura umana prima ancora che istituzionale. Che cosa ha a che vedere questa strategia e questa visione con il liberalismo e la libertà è tutto da discutere.

Difficile in un clima simile non pensare a un progetto satanico volto a creare disordine e disorientamento. Diavolo deriva dal greco diaballo, che letteralmente significa "gettare nel mezzo, mettere di traverso, attraversare la strada", da cui, più metaforicamente "separare, disunire, dividere, fare inciampare e cadere". La parola usata come una spada orientata a colpire, la calunnia che è sempre falsa, è anche "diabolica" o "satanica", come lo è ogni ostilità che miri a "separare", "dividere", condannare o far cadere in trappola.

Postato il 13 dicembre 2009 alle ore 11.52 in attualità | Commenti (4) |