venerdì 18 maggio 2012
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Meno male che c’è il Tfr

Venditori di polizze e di fumo affermano che il Tfr (Trattamento di fine rapporto) protegge dall’inflazione solo se quest’ultima non supera il 6% annuo. “In realtà, la legge tutela in pieno dall’erosione del potere d’acquisto, il capitale netto accantonato nel Tfr anche con un’inflazione molto più alta, per esempio del 9% per dieci anni consecutivi”, afferma, conti alla mano, il professor Beppe Scienza, docente di Metodi e modelli per la pianificazione economica all'Università di Torino, intervenuto al convegno “Il Tfr non va in pensione” organizzato dalla Fondazione Crt di Torino.

Un altro luogo comune da smontare è la presunta forte convenienza fiscale di fondi pensione e prodotti affini. In realtà per un lavoratore giovane, soprattutto con un reddito basso, tale vantaggio rispetto al Tfr è modestissimo. Versando 40 anni di Tfr ai fondi pensione è nell’ordine dello 0,50% annuo. Il regalo fiscale invece è notevole per un 60 enne con un reddito al di sopra dei 75.000 euro all’anno. La previdenza integrativa appare dunque conveniente sul piano fiscale per chi è relativamente benestante e con molti lustri alle spalle. Anche se è vero che ci sono anni in cui il rendimento dei fondi risulta essere più alto rispetto a quello Tfr, per avere una comparazione più attendibile occorrerebbe un’analisi almeno trentennale. E in un periodo così lungo, nessuno è in grado di prevedere che cosa può accadere ai mercati finanziari, mentre capitale e rendimento del Tfr sono garantiti per legge.

Postato il 25 febbraio 2011 alle ore 14.30 in attualità | Commenti (0) |

E la pensione può attendere

Quasi alla chetichella, un po’ per volta, spariscono i vantaggi acquisiti: dimagrisce la pensione e si lascia il lavoro sempre più tardi. In pochi anni siamo passati dal più vantaggioso sistema a ripartizione di tipo retributivo a uno di tipo contributivo. Dal 2011, il primo assegno previdenziale lo vedremo con almeno un anno di ritardo. E non finisce qui. Dal 1° gennaio 2015 aumenta per tutti il requisito anagrafico previsto per l'accesso alle pensioni. Verrà applicato, per la prima volta, il meccanismo che aggancia i requisiti di età per il diritto alle prestazioni previdenziali agli incrementi della speranza di vita rilevate dall'Istat.
Se già adesso si accede alla pensione di vecchiaia a 66 anni, dato che bisogna attendere
un anno per avere il primo assegno, dopo il 2015 forse andremo a riposo a 70 anni.

Postato il 05 gennaio 2011 alle ore 17.55 in attualità | Commenti (1) |