venerdì 18 maggio 2012
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Il capitalismo municipale

Da quando la legge ha trasformato le municipalizzate in società per azioni, è caduto l'ultimo baluardo: il pubblico concorso. Adesso si assume per chiamata diretta e gli organici sono zeppi di parenti eccellenti e di "portatori di voti".  Secondo la Corte dei conti esistono 5.860 organismi partecipati da 5.928 enti (Comuni e Province), costituiti da 3.787 società e 2.073 organismi diversi. Il 64,62% (3.787) è rappresentato da organismi aventi forma giuridica societaria. Di essi, il 43,17% (1.635) è formato da società per azioni, il 37,02% (1.402) da società a responsabilità limitata, il 14,68% (556) da società consortili ed il 5,12% (194) da società cooperative. Il 35,38% (2.073) dei 5860 organismi partecipati ha forma giuridica diversa dalla societaria. Di essi il 61,55% (1.276) è consorzio, il 14,18% è fondazione, il resto èrappresentato da altri organismi (istituzioni, aziende speciali, aziende servizi alla persona,ecc.). Il 34,67% degli organismi partecipati si occupa di servizi pubblici locali, dato composto da una percentuale del 10,26% che si occupa di ambiente-rifiuti, del 9,46% che si occupa di servizio idrico, dell’8,24% che si occupa di trasporti, del 6,71% che si occupa dienergia e gas. Degli organismi partecipati che si occupano di servizi pubblici locali, il 44,39%riveste la forma di società per azioni, il 23,91% di s.r.l., il 17% di consorzio, il 3,33% disocietà consortile.

Postato il 09 settembre 2011 alle ore 16.30 in attualità | Commenti (0) |

L'acqua non è incolore

C’è chi sostiene che l’unico modo per proteggere l’acqua donataci dalla natura è quello di farla diventare un bene di consumo, di darle un valore economico, cioè di avere un cartellino del prezzo. In un certo senso è vero: solo se l’acqua viene pagata almeno quanto il costo della distribuzione forse possiamo evitare di sprecarla. Ma questo non può essere l’unico principio a guidare la gestione dell’acqua.

Come affrontare il problema dell’iniquità che inevitabilmente si viene a creare quando alcuni possono pagare e altri no? Sandra Postel, che attualmente dirige il Global Water Policy Project, parla con chiarezza degli svantaggi insiti nel considerare l’acqua come un bene economico: “Il rischio è quello che le funzioni economiche siano elevate al di sopra delle funzioni di supporto alla vita e che si finisca per non dare spazio ai tre pilastri della sostenibilità: efficienza, equità e protezione degli ecosistemi”. In sostanza è questione di scegliere in che tipo di mondo vogliamo vivere. Un mondo dove regna sovrano il mercato? Oppure un mondo dove al centro c’è l’uomo?

Postato il 26 marzo 2011 alle ore 17.30 in attualità | Commenti (0) |