Oltre la metà dell’ingente debito pubblico italiano è nelle mani di creditori stranieri. 511 miliardi di euro in obbligazionisono detenuti dalla Francia. Un particolare di non poco conto che va connesso con un altro punto importante:l’acquisto quotidiano da parte della Bce (Banca centrale europea) dei nostri Btp per evitare di scivolare nello stato di insolvenza. Insomma, il nostro è sempre di più un Paese a sovranità limitata, come ci insegnano le vicende economico finanziarie delle ultime settimane. Ad aggravare il quadro, la debolezza politica dell’Italia che crea una sorta di cappa depressiva e impedisce la ripresa della fiducia dei mercati finanziari e della stessa economia che, nel primo semestre del 2011, aveva incominciato a mostrare i primi timidi segnali di ripresa. La storia purtroppo ci insegna che un debito pubblico insostenibile diventa il presupposto per la perdita effettiva della sovranità. Sono i creditori che bussano alla porta e chiedono il pignoramento dei beni. La Repubblica di Genova, strangolata dai debiti, per esempio, ha dovuto vendere la Corsica alla Francia nel 1768. Se analizziamo con attenzione la struttura finanziaria dello Stato italiano si possono scoprire fatti che parlano da soli. Per esempio, la Banca d’Italia non è un istituzione pubblica ma una banca privata, i cui azionisti sono i maggiori istituti di credito, a loro volta partecipati e controllati da capitale estero. Il patrimonio pubblico, i cosiddetti beni comuni, spesso sono stati assegnati a società per azioni che ricadono nell’ambito privatistico. Molte di queste società che gestiscono importanti servizi essenziali, come l’acqua potabile, sono quotate in Borsa e nella loro compagine azionaria appaiono grandi multinazionali estere. Forse non venderemo la Sicilia ai francesi, ma c’è già chi da oltreconfine comanda in casa nostra.
Postato il 06 ottobre 2011 alle ore 12.30 in attualità | Commenti (0) |
Di recente sono stato in Sicilia, proprio mentre imperversava la tempesta finanziaria. Nell'entroterra della più grande isola del Mediterraneo, arrivavano gli echi degli alti e bassi della Borsa nei sonnacchiosi paesini appollaiati sulle rupi sotto un cielo turchino che è difficile trovare altrove. Apparentemente nessuno sembrava interessarsi alla crisi. Una sorta di rassegnata pazienza sembrava avvolgere il giallo paesaggio delle stoppie estive. Qualcuno mi faceva notare che da quelle parti la crisi non c'è. E già questo appare sorprendente. In effetti non è proprio così. Non c'è la crisi perché non c'è neppure un tessuto produttivo ed economico. E allora di che cosa vive la popolazione locale? L'agricoltura è residuale, così pure la pastorizia che insieme danno lavoro a due o tre famiglie. Ma solo in parte. Eppure in un paesino ci sono negozi, perfino piccoli supermercati. La gente si muove in auto, perfino con gli ingobranti fuoristrada anche solo per percorrere poche centinaia di metri. Dunque esiste una circolazione monetaria per quanto ridotta. Da dove arrivano i quattrini? La prima grande "industria" è costituita dalle pensioni dei vecchi. Su 2.087 abitanti, con un'età media di 47,1 anni, ci sono 1.000 pensioni. Quarantacinque famiglie campano grazie allo stipendio del Comune. Altrettanti sono i "lavoratori socialmente utili", tradotto vuol dire categoria di assistiti che gravano sulle finanze degli enti locali. E ancora si contano una quarantina di operai forestali. Ce ne sono oltre 30.000 in tutta l'isola, divisi in due grandi categorie: i cinquatunisti e i centocinquantaunisti. Sono padri di famiglia impegnati stagionalmente nei rari boschi siciliani che ogni tanto ardono misteriosamente. Quando i forestali non corrono tra gli alberi bruciacchiati risultano disoccupati e quindi retribuiti con l'apposita indennità Inps. Nel frattempo fanno di tutto: i contadini, gli allevatori, gli imbianchini... In nero. La crisi è altrove. Calati juncu ca l'acqua passa...
Postato il 10 agosto 2011 alle ore 13.00 in attualità | Commenti (0) |
Sono direttore responsabile di questo sito e del mensile Club3-Vivere in armonia nonché vicecaporedattore di Famiglia Cristiana. Altre informazioni su www.giuseppealtamore.it.