venerdì 18 maggio 2012
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Che banche, ragazzi

Un signore di mezza età riceve una chiamata sul suo telefono portatile: "Buongiorno, sono il Mario Rossi della Banca Tizia. Ho notato che sul suo conto c'è una somma cospicua. Non le conviene tenere i suoi risparmi così, non le rendono nulla". Va bene, ma lei che cosa consiglia? Chiede il cliente. "Potrebbe aderire a un piano di accumulo...". Che gentili questi promotori. Si preoccupano se il cliente non guadagna qualche punto di interessi.
Il problema è che le banche non fanno beneficienza, inoltre sono geneticamente furbe. Le studiano tutte per lucrare a colpo sicuro, senza rischi. I fondi comuni (piani di accumulo) sono stati finora un vero disastro. Ma le banche hanno sempre gudagnato laute commissioni.

Il cliente chiede informazioni su un altro prodotto finanziario. Il bancario offre un certificato di deposito, un derivato, assicura lui, a capitale garantito. Va bene. Ma intanto la banca incassa subito il 3% di commissioni. Il nostro cliente è già in perdita...
E veniamo ai conti di deposito che promettono interessi relativamente appetitosi. A conti fatti si scopre che un 2,5% può diventare un misero 0,73%, perché dopo pochi mesi il vero tasso lordo è dell'1% che, tolte le tasse del 27%, diventa appunto uno 0,73%.

Postato il 11 settembre 2010 alle ore 11.47 in attualità | Commenti (0) |

Alitalia risanata, ma a spese di chi?

«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», afferma Roberto Colaninno

«Il rilancio di Alitalia è un fatto compiuto», per il presidente-azionista Roberto Colaninno che, a nove mesi dalla nascita della nuova compagnia, parla di un traguardo raggiunto e  preannuncia «la speranza e l'obiettivo di far rientrare i cassintegrati, quelli che lavoravano a tempo indeterminato e hanno pagato sulla loro pelle» l'epilogo della vecchia compagnia di bandiera.  I conti di Alitalia dunque tornano e questa è una buona notizia. Se poi rientrano i cassintegrati della vecchia compagnia è una bella notizia. Ma chi ha pagato il conto?

Migliaia di piccoli azionisti riceveranno le briciole e gli obligazionisti alla fine hanno lasciato sul piatto un bel 30 per cento di perdita secca, senza contare che vedranno i loro soldi solo dopo il 31 dicembre del 2012, perché per il momento sono congelati in titoli di Stato inesigibili. Caro Colaninno, bravo, ma il conto lo hanno pagato i piccoli risparmiatori e centinaia di lavoratori che hanno perso il posto.

Postato il 29 ottobre 2009 alle ore 18.03 in attualità | Commenti (2) |