Lavorare troppo fa male: raddoppia il rischio di andare incontro a episodi depressivi. L’avvertimento di una ricercatrice britannica va dritto al cuore degli stacanovisti e dei professionisti che si sovraccaricano di impegni. Ma anche di chi, come i precari, è spesso costretto a seguire ritmi serratissimi. Per questo, il consiglio è quello di non superare troppo spesso le canoniche 7-8 ore di lavoro al giorno.
LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sulla rivista PLoS ONE, è stata condotta da Marianna Virtanen della University College di Londra. Dallo studio emerge un legame chiaro tra il troppo lavoro e la depressione: rischia doppio chi lavora per 11 ore al dì invece delle classiche 7-8 ore. La Virtanen ha tenuto sotto controllo oltre 2.000 lavoratori britannici di mezza età. Gli individui sono stati monitorati all'inizio dell'indagine per numero di ore lavorative quotidiane, problemi psicologici ed eventuale presenza di fattori di rischio per la depressione e poi c'è stato un follow-up di parecchi anni, annotando eventuali episodi depressivi.
QUALITÀ e QUANTITÀ - «L'episodio depressivo maggiore è scatenato da agenti esterni, se lavoro tanto e lavoro in ambienti sbagliati, senza giusta motivazione, con regole poco chiare, senza aspettative nè gratifiche - spiega lo psichiatra Ferdinando Pellegrino, dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Salerno - allora di certo si rischia la depressione».
Dunque, gli orari non sono tutto. Contano anche la qualità del lavoro e la capacità di sapersi gestire, prendendo le dovute pause. «Sono tante le situazioni a rischio - continua Pellegrino - in primis si rischia grosso se si investe tutto sul lavoro dedicandogli ogni energia, perchè lavorare solamente porta a perdere il contatto con la realtà. Poi c'è un rischio per la salute, perchè si finisce per scoppiare».
E infine ci sono posizioni lavorative, di per sé complicate. Partendo dal precario, che lotta ogni giorno contro un’insostenibile sensazione di incertezza verso il futuro, per finire con il medico che è alle prese con responsabilità enormi.
«Oggi – conclude lo psicologo dell’Asl di Salerno - la riforma della 626 del 2008 prevede l'obbligo per le aziende di valutare lo stress lavorativo, il che significa anche monitorare quanto lavorano i dipendenti, ma c'è ancora poca sensibilità su questo fronte».