venerdì 18 maggio 2012
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Lo sportello del disabile  |  Il governo, i disabili e i sacrifici

Che il presidente Napolitano dica che i sacrifici dobbiamo farli tutti lascia un po’ perplessi. Le classi deboli, e soprattutto le persone con disabilità, hanno già dato molto negli ultimi anni. Dovrebbe bastare. Si sono visti tagli di ogni genere: dal fondo per la non autosufficienza a quello per l’inserimento lavorativo, dalla riduzione delle detrazioni fiscali per spese sanitarie e affini al depauperamento dei fondi destinati agli enti locali, che sono quelli che erogano alcuni importanti servizi sociali.

Per niente bella è stata poi la recentissima decisione di chiudere l’Agenzia per il terzo settore, che da dieci anni aveva sede a Milano e pure avendo accumulato un milione di debiti, come sembra, era riuscita a ottenere importanti risultati riconosciuti da varie associazioni. Chiude perché costa troppo. Viva il risparmio, ma perché partire proprio dal terzo settore? E da un organismo che aveva un ruolo anche simbolico per il sociale? Ha ragione Napolitano: dobbiamo sacrificarci tutti. Il lavoro rende liberi, no?

E infatti il Governo Monti vara il decreto sulla semplificazione e sviluppo, che per quanto riguarda i cittadini disabili dovrebbe aiutarli a sbrigare le mille pratiche che servono a far valere i propri diritti. In realtà, allo stato attuale, serve solo a facilitare l’ottenimento del tagliando per circolare nelle zone a traffico limitato e parcheggiare nei posti riservati agli invalidi. Assegna anche qualche agevolazione nel disbrigo delle pratiche per l’acquisto di veicoli adattati all’uso di utenti disabili e altre misure nel campo della motorizzazione. L’impatto sul totale delle documentazioni da presentare è così limitato che lo stesso legislatore lascia aperta la possibilità che la semplificazione si possa estendere ad altri campi. Speriamo presto. Bene, così si fa: aiutare a costo zero.

Lo stesso governo non si azzarda nemmeno a toccare la manovra correttiva di bilancio del precedente esecutivo, che correggeva l’antecedente manovra di stabilità, anticipando di un anno le restrizioni sulle detrazioni fiscali a favore delle persone con disabilità (per esempio, per l’assunzione di una badante o l’acquisto di un ausilio per la deambulazione). I sacrifici dobbiamo farli bene.

Nei giorni scorsi, La Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) e la Fand (Federazione associazioni nazionali disabili) hanno ufficialmente incontrato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, e il suo sottosegretario, Maria Cecilia Guerra. Esito: il governo afferma che «è un segno di civiltà garantire prestazioni e servizi alle persone con disabilità. Il che, tuttavia, non significa raggiungerlo subito, date le condizioni economiche e di bilancio attuali». Pertanto, esordisce facendo decadere la proposta di riforma fiscale e assistenziale di Tremonti che molti disagi avrebbe recato ai cittadini disabili. A ben vedere non le costa nulla.

Non si trova un accordo sull’Isee, ovvero su come si calcola il reddito familiare e in quali ambiti si applica. Il timore è che possa essere considerato anche per le prestazioni assistenziali come l’indennità di accompagnamento e la Fornero non è in grado di fornire rassicurazioni. Al contrario, suscita interesse la considerazione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità come luogo migliore per discutere delle politiche da adottare sul tema.

Altra proposta apprezzata è stata la realizzazione di una conferenza per raccogliere le migliori proposte in materia. A questo punto pare che in un prossimo futuro qualche sacrificio in meno forse sarà concesso. Intanto, le persone disabili inizino a rappresentare un’avanguardia della mortificazione cui molti italiani saranno sottoposti e diano il buon esempio.

Postato il 03 febbraio 2012 alle ore 14.30 in benessere

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