Oscar Luigi Scalfaro l’ho visto solo due volte in carne e ossa. Molti anni fa. La prima verso la fine degli anni Settanta o inizio anni Ottanta, al convegno internazionale La famiglia di fronte alla droga. Scalfaro vi partecipò come ministro per l’Interno. Ricordo a memoria il suo intervento, era un grande comunicatore, pedagogico e piacevole. In quella circostanza, pure da uomo delle istituzioni, commentò un brano del Vangelo senza apparire bacchettone, raccontò che Giuseppe e Maria si erano persi il figlio, mentre in carovana facevano un lungo viaggio. Loro risalirono la file per andarlo a cercare perché, disse l’illustre relatore, sono i genitori che devono andare in cerca dei figli, non viceversa.
Il secondo incontro ebbe luogo nell’estate del 1992: era venuto a passare le ferie a Pera di Fassa, in una casa modestissima in affitto, con l’inseparabile figlia Marianna. Come se non fosse successo nulla. Invece, da pochissimi giorni era diventato presidente della Repubblica. Gli feci pervenire il mio primo libro, appena uscito, Educhiamo i nostri bambini con creatività, con la dedica: «Ne avrà bisogno molta di creatività per educare gli italiani. Auguri». Eravamo in piena Tangentopoli e il Paese, come spesso gli accade, era disorientato.
Durante il suo settennato, il presidente capì, con un’era geologica di anticipo, che certi personaggi avrebbero mandato a picco l’Italia, e cercò di contenerli. Fece scudo con il proprio corpo, letteralmente, e con la Costituzione, ma ci sarebbero voluti decenni prima che altri venerabili successori completassero il suo lavoro. Scalfaro era un cattolico coraggioso e impegnato, come dovrebbe essere ogni cattolico che abbia capito l’essenza della sua religione.
Ma credo sia limitativo definirlo un cattolico, come disse il cardinal Martini a proposito di Gesù. Forse era solo un cittadino consapevole delle responsabilità che comporta essere tale. Per questo, durante la sua commemorazione in consiglio comunale a Bologna, due partiti, indovinate quali, hanno abbandonato l’aula. Il cittadino Oscar Luigi ancora oggi fa arrabbiare chi pensa che la politica sia la casa delle libertà illimitate, dove ognuno può fare quello che gli pare.