Negli ultimi giorni si parla sempre di più di influenza A/H1N1, in un susseguirsi di informazioni dai toni allarmanti e forse un po’ eccessivi, che creano spesso disorientamento e confusione. Soprattutto per quanto riguarda il vaccino. Tutto ha avuto inizio quando l’11 giugno, l’Oms -Organizzazione mondiale della Sanità - ha portato lo stato d’allerta pandemia alla fase 6, il che vuol dire che è in corso una pandemia globale. Questo implica che gli Stati membri attuino i rispettivi piani pandemici nazionali.
Da noi le ordinanze del Ministero della Salute prevedono per l’appunto la progressiva vaccinazione pandemica ad alcune categorie prioritarie di popolazione. Il 20 ottobre però è stata emanata l’ordinanza “Misure urgenti in materia di protezione A/H1N1’ che ha esteso le categorie prioritarie per la vaccinazione. Stabilisce che, contemporaneamente al personale sanitario e socio sanitario, alle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile e a chi assicura i servizi pubblici essenziali, vengano vaccinate prioritariamente per l’influenza pandemica anche le seguenti categorie a rischio: le donne al 2° e 3° trimestre di gravidanza, i bambini tra 6 e 24 mesi nati pretermine e le persone di età compresa tra 6 mesi e 17 anni affette dalle diverse patologie come ad esempio malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio e dell'apparato cardiocircolatorio, e gli adulti con meno di 65 anni a rischio perché affetti da particolari patologie.
Molti, però, sono contrari a farsi vaccinare, in quanto circolano notizie poco chiare sull’efficacia e la sicurezza del vaccino pandemico. “L’allarme pandemia ha indubbiamente creato una situazione per cui è stato necessario prendere delle decisioni sul vaccino in base però a scarse conoscenze di efficacia e sicurezza,” spiega il dottor Maurizio Bonati, capo dipartimento di salute pubblica e del laboratorio per la salute materno-infantile dell’Istituto Mario Negri di Milano. “Normalmente questo però non accade. In ogni caso, il vaccino contro l’influenza AH1N1 che viene proposto nel nostro Paese è stato scelto fra quattro possibili vaccini. Ha lo stesso contenuto virale, ma rispetto agli altri ha una diversa composizione”.
Ed è proprio questo il punto che crea tante dubbi fra chi si deve far vaccinare. Infatti mentre in America e in altri Paesi europei il vaccino è in monosomministrazione, cioè in una fiala monouso, da noi per ora sono arrivate soltanto fiale per somministrazioni multiple. Nel senso che una fiale contiene le dosi per dieci persone, ma questo comporta che al vaccino sia unito un particolare tipo di conservante. “Si tratta del Thiomersal,” dice il dottor Maurizio Bonati. “E’ uno stabilizzante che serve nelle preparazioni multidose. E’ stato sospettato di provocare alla lunga gravi effetti collaterali, fra cui malattie autoimmuni e neurologiche. Da queste accuse ne è sempre uscito nel tempo bene, ma i dubbi e le preoccupazioni rimangono. Quindi se è possibile non impiegarlo, è meglio e per altro si può: basta orientarsi sul vaccino in monosomministrazione.”
Inoltre da noi il vaccino proposto contiene un adiuvante: l’MF59. Questa sostanza permette di ridurre la quantità di antigene ( sostanza capace di reagire con i prodotti del sistema immunitario) da mettere nel vaccino e che è necessario per stimolare la risposta immunitaria. Con l’aggiunta dell’ adiuvante, in pratica si aumenta la risposta immunitaria al vaccino e si risparmia sulla quantità di antigene.
“La Food Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha deciso di impiegare vaccini senza adiuvanti e in particolare senza MF59,” dice il dottor Maurizio Bonati. “Alcuni dati infatti sospettano che la maggiore incidenza di una grave sindrome autoimmune, neurologica e neurodegenerativa fra i militari americani sia dovuta alla somministrazione di vaccini contenenti MF59 durante la guerra del Golfo. Insomma ci sono dei sospetti, che non sono accertati, ma che in America hanno portato a toglierlo dai vaccini. Va detto fra l’altro che anche in Europa oggi l’MF59 non è utilizzato da tutti i produttori di vaccini. L’azienda che lo impiega però dimostra che il suo vaccino ha una reattività più alta in tempi brevi.”
Insomma, qualche perplessità allora, ha ragione d’essere anche perché l’alternativa c’è: gli altri tre vaccini che però non sono ad oggi commercializzati in Italia, sono in monosomministrazione, quindi senza Timerosal e due non presentano adiuvante. Come regolarsi però a questo punto?
“Personalmente consiglio di non fare questo vaccino alle donne in gravidanza e ai bimbi sani in quanto non si sa quali effetto l’adiuvante possa avere sui più piccoli,” conclude il dottor Maurizio Bonati. “I vaccini per i bimbi infatti non contengono mai adiuvante. Il personale sanitario e quello sociosanitario invece proprio per la loro professione a contatto con tante persone specie malate, dovrebbero effettuarlo per evitare di essere vettori del virus. Per quanto riguarda le persone che hanno malattie croniche e per cui è prevista la vaccinazione, il vaccino può essere consigliabile anche se la valutazione va fatta dal medico curante.”
Monica Tizzoni