La crisi mette a dura prova la già debole fiducia degli italiani nelle carte di pagamento, al confronto di altri paesi avanzati. Dall'inchiesta, presentata a Milano da Assofin, Crif ed Eurisko, è emerso che in Italia il numero annuo di pagamenti con mezzi alternativi al contante è, in media, di 24 pro-capite, contro i 198 degli Usa, i 133 della Gran Bretagna e i 107 della Francia. Peggio di noi c'è solo la Cina, con 2,6.
Nel 2010 il numero di carte di credito è calato del 3,3% (sul 2009) tornando ai 33 milioni pre-crisi. È vero che sono state meglio sfruttate, dato che il numero di operazioni (590 milioni) è salito del 5% e il valore totale del 3,7%, (57 miliardi di euro). Ma la credit card appare frenata, rispetto a carte meno impegnative, come quelle prepagate (+16%).
Sara Galli di Eurisko spiega una nuova tendenza: «Gli utenti si stanno concentrando su una sola carta. Nel 2008 solo il 76% dei possessori di carte ne deteneva una sola, nel 2011 siamo al 90%».
La razionalizzazione pare indicare più attenzione, ma non bilanciata da un uso capillare. L'osservatorio ha riscontrato che al 57% del campione «basta il bancomat», solo il 4% è preoccupato «dai costi di gestione», mentre un grosso 19% «preferisce i contanti». Limitato al 7% (comunque 1,5 milioni di italiani adulti) è il classico «non mi fido».
In aiuto alle compagnie e agli utenti arriva però la Banca d'Italia, che dal 1° ottobre renderà possibile, per gli emettitori che soddisfino certi criteri di trasparenza ed efficienza, ottenere una certificazione, verificabile dai consumatori sul web, volta a offrire maggiori garanzie di risarcimento a eventuali utenti di card che siano state clonate o rubate.
Ci si chiede però se la lenta affermazione delle carte in Italia non rischi uno stallo definitivo, causato dal decollo dei pagamenti via cellulare, che nel mondo dovrebbero più che triplicare in un baleno, dai 4 miliardi del 2010 ai 15 del 2013.