La bottega equo-solidale di Samarate (Varese)
Nell’ambito della “green economy”, che secondo le ultime stime Eurispes si attesta in Italia sui dieci miliardi di euro di fatturato annuo, cresce il commercio equo e solidale, nato per combattere lo sfruttamento e la povertà nel sud del mondo attraverso un rapporto con gli imprenditori locali basato su giusti guadagni e condizioni di lavoro dignitose.
La varietà dei prodotti offerti da questa forma di commercio è diventata sempre più ampia nel corso degli anni e oggi spazia dall’alimentare al non alimentare, tra loro sostanzialmente equilibrati in termini di vendita. “Nell’ultimo anno, come conseguenza della crisi – spiega Gaga Pignatelli, presidente di Agices, Assemblea generale italiana commercio equo e solidale – l’alimentare è il settore che ha tenuto maggiormente, ma possiamo comunque constatare un andamento abbastanza alla pari”. Caffè, the e cioccolato sono i prodotti più venduti, in sostanza tutto ciò che non si coltiva direttamente in Italia.
Nel settore non alimentare svetta l’oggettistica per ogni occasione di regalo, ma tra le novità c’è anche la cosmesi, ovvero creme, shampoo, bagnoschiuma e prodotti per il corpo. “Un altro ambito che sta crescendo è quello legato alle cerimonie – riprende la Pignatelli – con bomboniere, liste nozze, l’occorrente per la casa, come piatti, arredamento e tovaglie”. In sostanza, nelle botteghe del commercio equo e solidale è possibile trovare tutto ciò che serve per ogni genere di cerimonia, dal battesimo alla laurea, fino al matrimonio. Altro settore in costante aumento è quello dell’abbigliamento, che si rinnova di stagione in stagione e offre ogni anno almeno due nuove collezioni (autunno-inverno e primavera-estate).
I Paesi di provenienza sono soprattutto quelli del Sud del mondo (Africa, Asia e America Latina). A far da padrone è l’America Latina, insieme a India, Nepal, Bangladesh, Indonesia e Thailandia. Per quanto riguarda i consumi, invece, la Lombardia e il Veneto sono le regioni in cui l’equo e solidale va per la maggiore e dove si concentra la maggior parte delle attività. “In Italia ci si concentra maggiormente al nord e si diminuisce man mano che si scende verso il sud. La motivazione non è da cercare nella maggiore o minore sensibilità. L’equo e solidale è un’attività commerciale a tutti gli effetti, ma essendo sociale si basa soprattutto sul contributo dei volontari. Trovarne nel sud Italia è più difficile per via delle condizioni lavorative, che impediscono spesso di dedicare tempo ad altro”.
Per quanto riguarda i costi, se inizialmente l’equo e solidale era considerato un mercato di èlite, con costi più elevati rispetto ai normali consumi, ormai i prodotti sono in linea con i prezzi del mercato normale, se non inferiori. “Un caffè cento per cento arabica venduto presso i nostri negozi non costa più di un caffè di pari qualità venduto nei negozi biologici. Magari si nota differenza nel confronto con i prodotti venduti al supermercato o al discount, ma di sicuro la qualità è superiore”. A questo proposito, gli alimentari sono dotati di idonei certificati biologici, vengono quasi tutti trasformati in Italia, mentre è la materia prima a essere importata dall’estero. “Questo perché all’interno dell’Unione europea è necessario rispettare determinate regole di produzione”. Discorso diverso per l’oggettistica e i giocattoli per bambini, che vengono prodotti direttamente nei Paesi esteri ma seguono tutti i processi di controllo qualità e certificazione necessari per ottenere il marchio Ce.
A fronte di questo crescente interesse nei confronti dell’economia solidale, da qualche anno è nato il progetto “Fa’ la cosa giusta”, che si propone di diffondere sul territorio nazionale le buone pratiche di consumo e produzione. Nata da un’idea della casa editrice Terre di mezzo, è una fiera che mette in mostra progetti, idee, soluzioni per consumare e produrre secondo principi di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Quest’anno l’appuntamento è dal 12 al 14 marzo a Fiera Milano (padiglioni 1 e 2). I visitatori potranno incontrare oltre 600 espositori, conoscere progetti, condividere esperienze, partecipare a laboratori pratici, dibattiti e tavole rotonde e assaggiare prodotti. La sezione speciale sarà dedicata al “Critical Fashion” che vedrà protagonisti aziende, stilisti e associazioni che, al centro delle loro scelte, oltre all’estetica mettono anche le qualità etiche di abiti e accessori.
Gli importatori. In Italia operano alcune cooperative importatrici che mantengono rapporti diretti con i produttori di Africa, Asia e America Latina. Acquistano direttamente da loro i prodotti e poi si occupano di distribuirli presso le botteghe o i negozi che li rivendono al pubblico. A livello italiano, le principali sono il consorzio Ctm Altromercato, Libero Mondo, Altra Qualità, Commercio Alternativo, Equoland, Equo Mercato, Libero Mondo, Ram, Ravinala, Roba dell’altro mondo.