lunedì 21 maggio 2012
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Pubblicato il 14/01/2011

Telemarketing, stop da febbraio

Il registro pubblico delle opposizioni potrebbe mettere un freno, ma non mancano criticità

Niente più offerte imperdibili né cambi di piani telefonici da digerire tra un boccone e l’altro. A partire dal 1° febbraio il telemarketing cambia pelle grazie al registro pubblico delle opposizioni, in cui potranno iscriversi gratuitamente tutti coloro che desiderano mettere fine all’accanimento dei call center. “Cambia il modello di riferimento – commenta Guido Scorza, avvocato e docente di diritto delle nuove tecnologie all’università di Bologna (www.guidoscorza.it) – Il codice della privacy vieta l’utilizzo di un numero telefonico se l’intestatario non ha espressamente prestato il consenso al suo impiego per finalità promozionali”. In realtà, questo principio generale ha vissuto un lungo periodo di deroga, rinviato di anno in anno con il decreto milleproroghe, fino a quando non è intervenuta la legge 166 del 2009 con l’intento dichiarato di garantire un migliore funzionamento del sistema del telemarketing, sia per le imprese sia sul versante della tutela dei consumatori.  

Cosa cambia. Da febbraio tutti gli abbonati presenti negli elenchi telefonici pubblici che non vogliano più essere importunati da chiamate commerciali o essere coinvolti in ricerche di mercato potranno iscrivere il proprio numero in un apposito registro. “Se prima bisognava fornire il consenso per l’utilizzo dei propri dati (regime di opt-in), ora la situazione si ribalta ed è necessario esprimere la volontà di non essere disturbati (regime di opt-out) – specifica Scorza – In linea di principio si tratta semplicemente di un cambio di approccio, che mette ordine in materia e introduce rigorose sanzioni per i trasgressori, ovvero per chi utilizza un dato in elenco nonostante l’opposizione da parte dell’abbonato”.  

I punti critici. Detto ciò, non mancano i punti critici della norma. L’opt-out (ovvero questo regime invertito della privacy) è stato adottato dagli Stati Uniti e progressivamente dalla maggior parte dei Paesi europei, come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito. “Ovunque è stato introdotto, è stata fatta in parallelo una scelta di campo – riferisce Scorza – In quei Paesi l’unica formula permessa è l’opt-out, per cui chiunque voglia fare un’attività promozionale che preveda l’utilizzo del telefono deve confrontare i numeri che desidera contattare con quelli presenti nel registro negativo e usare solamente quelli assenti in quest’ultimo”.  

In Italia, invece, l’opt-in e l’opt-out potranno coesistere. Concretamente, questo significa che l’iscrizione al registro pubblico delle opposizioni non assicura – come invece avviene all’estero – l’assoluta garanzia di non essere disturbati. “La norma infatti stabilisce che, oltre ai numeri non contenuti in elenco, potranno essere utilizzati quelli degli abbonati che, in un qualunque momento, abbiano acconsentito al trattamento dei propri dati personali”. Questo può essere avvenuto in mille modi: barrando una cartolina al supermercato, compilando un modulo oppure flaggando una casella su Internet. Tutte azioni che possono aver accordato a qualche società la possibilità di cedere i nostri dati a terzi. “Su queste basi, la rivoluzione di febbraio non ridurrà automaticamente le telefonate di disturbo” commenta Scorza.  

Come iscriversi. La gestione dei dati è stata affidata dal ministero dello Sviluppo economico alla fondazione Ugo Bordoni (www.fub.it), un ente di ricerca in materia di telecomunicazioni. L’iscrizione potrà essere effettuata in qualsiasi momento compilando un modulo elettronico sul sito web della fondazione, ma anche via mail, telefono, raccomandata o fax. “La definizione di come tecnicamente dovrà avvenire l’iscrizione avverrà nelle prossime settimane – avverte Scorza – Di certo, la legge prevede che il ministero e gli stessi operatori di telemarketing avviino una campagna di informazione sull’esistenza del registro”.  

Le altre novità. Oltre a confermare le fasce orarie “tabù” per le chiamate commerciali (nelle ore serali e notturne dalle 21.30 alle 9, il sabato prima delle 10 e dopo le 19, la domenica e nei giorni festivi), la nuova norma introduce altre due novità per gli operatori del telemarketing: non sarà più possibile mascherare il numero all’atto della chiamata, per cui bisognerà rendersi identificabili dall’abbonato senza più ricorrere al numero privato, e occorrerà incrociare i dati (numeri da contattare e registro pubblico delle opposizioni) non più di quindici giorni prima dell’avvio di una campagna promozionale. Vittoria dei consumatori? Il verdetto è rimandato a febbraio.

Paola Rinaldi

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