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Pubblicato il 11/01/2012

Fondi etici: per una finanza diversa

Ciò che differenzia questi fondi da quelli tradizionali sono i principi ispiratori

Secondo i dati di una ricerca commissionata un paio di anni fa da Banca Popolare di Milano, e presentata in collaborazione con Etica Sgr, solo il 7% dei “potenziali utenti” sapeva dare una definizione corretta di “fondo etico”. Si tratta di un’indagine condotta su un campione di clienti di Bpm, che mostra come, se da un lato vi fosse interesse verso la tematica (il 35% del campione dice di “conoscere” i fondi etici, e il 25% dice di essere “molto interessato” ad essi come investimento), la conoscenza di questo tipo di fondi fosse ancora molto poco sviluppata: indica che ci sono potenzialità di sviluppo per il mercato dei fondi etici, ma anche che gli investitori e i risparmiatori devono sviluppare maggiormente la loro “cultura finanziaria”.  

Che cosa sono
Ciò che differenzia i fondi etici da quelli tradizionali sono gli innovativi principi ispiratori. L’attività di finanziamento, infatti, si definisce “etica” se i beneficiari (cooperative, enti, circoli o associazioni) sono organizzazioni private senza scopo di lucro, che si fondano sulla mutualità, sull’autogoverno democratico e sulla trasparenza nell’utilizzo delle risorse ed hanno un obiettivo sociale.  

L’attività di raccolta del risparmio presso il pubblico è etica se la banca che l’effettua rispetta: l’eticità degli impieghi finanziati; la partecipazione, cioè la possibilità di scelta, da parte dei depositanti, del settore verso cui indirizzare il proprio risparmio; la trasparenza, ossia i risparmiatori devono essere informati sui beneficiari e sugli importi dei finanziamenti in essere; l’autodeterminazione del tasso d’interesse, poiché i risparmiatori possono scegliere tra il valore massimo fissato dalla banca (inferiore al tasso di mercato) e il tasso zero; la nominatività del rapporto, cioè il depositante è sempre identificato e i libretti sono sempre nominativi.    

Principi ispiratori
Inoltre, i progetti in cui investire sono selezionati in base a tre principi:
- i progetti devono possedere una determinata valenza etica;
- i finanziamenti sono erogati sempre a organizzazioni e mai a singole persone;
- l’affidamento è deciso in base alle prospettive di sviluppo offerte dal progetto e non sulla base delle garanzie del beneficiario  

Come si può osservare la logica di queste attività è completamente diversa da quella che guida gli istituti bancari tradizionali. Il primo esempio di Banca Etica è rappresentato dalla Grameen Bank, fondata nel 1976 da Muhammad Yunus, docente di economia del Bangladesh. Oggi, è la più grande banca alternativa esistente e la quinta del proprio paese, con una raccolta di circa 1 mld di € di cui 750 ml impiegati in prestiti a favore dei quasi 2 milioni di membri nullatenenti (quasi tutte donne) dislocati in 34.000 villaggi.

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