Negli Stati Uniti gli eventi strani si susseguono quotidianamente. L’ultima bizzarria riguarda il settore finanziario. Nessuna finanza etica, nessuna gestione di fondi comuni per sostenere organizzazioni che lavorano nel campo dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile, dei servizi sociali, della cultura e della cooperazione internazionale. L’ultima moda, secondo un'inchiesta pubblicata sul New York Times, è scommettere sugli eventi imprevedibili, eccezionali, catastrofici. Costruire fondi o schemi di investimento che funzionano al contrario: più le cose vanno male, più guadagni.
DALL’AMERICA ALL’EUROPA
Per assurdo, proprio il migliore investimento di questo periodo sarebbe scommettere sulla fine del mondo, salvo poi trovare qualche ovvia difficoltà per riscuotere la vincita, nel caso in cui l'evento dovesse realizzarsi. Questa moda ha preso piede dopo la recente crisi finanziaria globale, che ha messo in difficoltà molte famiglie. E non si esclude che il fenomeno possa trasferirsi in breve tempo anche in Europa e, quindi, nel nostro Paese.
L’ESEMPIO DEL CIGNO NERO
Lo scrittore libanese, Nassim Nicholas Taleb, che da 30 anni vive a New York, con il suo libro il 'Cigno nero' ha fatto degli eventi imprevedibili una filosofia di vita e sostiene che in una società altamente complessa come la nostra è l'improbabile a governare le nostre esistenze. E per dimostrarlo cita l'11 settembre, le rivolte arabe, ma anche strumenti nuovi e imprevedibili diventati in breve indispensabili, come Google e Internet. Il problema è che dalla letteratura, la filosofia dell’autore del 'Cigno nero', si è ora spostata alla finanza.
I FONDI “RISCHIO ESTREMO”
L'ultima crisi finanziaria ha gravemente incrinato la fiducia degli investitori e le difficoltà a imboccare la strada della ripresa spinge gli investitori a chiedere qualcosa di più che la semplice diversificazione degli investimenti a protezione dei propri investimenti. Gli esperti la chiamano protezione dal 'tail risk', il 'rischio di coda' o 'rischio estremo'. Proprio per far fronte a questa domanda sono stati inventati i fondi 'tail risk', o fondi 'cigno nero', che funzionano al contrario: guadagni solo se se le cose vano male. La Borsa crolla? La Grecia va in default? Crolla il tuo palazzo? Benissimo. Insomma, se i mercati vanno bene perdi, ma se vanno male brindi. Ovviamente si tratta di fondi particolari, anche perchè occorre avere la rara pazienza di sopportare delle perdite se i mercati sono in rialzo, in attesa di vincere la scommessa se le cose si mettono male. Ma il New York Times assicura che questo tipo di investimenti è in forte crescita. Perfino Goldman Sachs si sta attrezzando per venire incontro a questa domanda, mentre il colosso Pimco ha visto praticamente raddoppiare a 23 miliardi di dollari nell'ultimo anno il denaro gestito in questi conti 'tail risck'. Anche le Borse si stanno adattando e hanno creato i cosiddetti indici 'fear gauge', cioè degli 'indicatori della paura', come il Vix del Cboe di Chicago.
LA FINE DEL MONDO E’ UN INVESTIMENTO
Il New York Times assicura che i prodotti collegati a questi indici, come quello che punta sulla caduta dell'euro, gettonatissimo negli ultimi tempi, attualmente totalizzano circa 2,5 miliardi di dollari. E poi ci sono i fondi specializzati, come quello di Boaz Weinstein, ex trader di Deutsche Bank, il quale, dopo aver perso quasi 1 miliardo di dollari della propria banca durante la crisi finanziaria, ha creato il fondo Armadeggon, il fondo sul crollo mondiale del mercati, che in meno di un anno è cresciuto fino a 400 milioni di dollari solo grazie agli investitori istituzionali, mentre ha raccolto 3,3 miliardi dollari di capitali gestiti dal suo hedge fund. Inutile dire che per un fondo del genere scommettere sulla fine del mondo è un'opzione come un'altra.